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Carnevali Antichi d’Italia: Schignano e non solo tra Maschere Misteriose e Tradizioni Millenarie

Nel cuore dell’inverno, quando il freddo morde ancora le guance e la natura sembra addormentata, l’Italia si risveglia in un’esplosione di colori, suoni e tradizioni che affondano le radici in un passato remoto. Parliamo dei carnevali tradizionali, quegli eventi che non hanno nulla a che vedere con i coriandoli commerciali o le sfilate moderne, ma che rappresentano invece autentici rituali ancestrali, custodi di significati profondi che attraversano i secoli.

Le Origini Pagane del Carnevale: Un Viaggio nel Tempo

Prima di immergerci nel mondo affascinante delle maschere e dei riti, è importante comprendere che il carnevale non è semplicemente una festa di divertimento. Le sue radici affondano nelle antiche celebrazioni pagane romane, come i Saturnali, feste dedicate al dio Saturno durante le quali l’ordine sociale veniva sovvertito: gli schiavi potevano comportarsi da padroni, i ricchi da poveri, e il caos regnava sovrano per alcuni giorni.

Questo ribaltamento dell’ordine costituito aveva una funzione catartica fondamentale nelle società antiche. Era un momento di liberazione dalle rigide gerarchie quotidiane, un tempo sospeso in cui tutto era permesso, dove le maschere cancellavano le identità e permettevano a ciascuno di essere “altro da sé”. Non a caso, la parola “carnevale” deriva probabilmente da “carnem levare” (eliminare la carne), riferendosi al periodo di astinenza della Quaresima che seguiva, ma c’è chi sostiene che derivi da “carrus navalis”, i carri processionali che caratterizzavano le feste dionisiache.

Schignano e il Suo Carnevale: Una Gemma Nascosta della Lombardia

Tra i carnevali tradizionali più autentici e meno contaminati dalla modernità, spicca quello di Schignano, un piccolo borgo di poco più di 800 anime incastonato nella Val d’Intelvi, in provincia di Como. Qui, ogni anno, si rinnova un rito che si perde nella notte dei tempi, un carnevale che ha mantenuto intatte le sue caratteristiche originarie, resistendo al passare dei secoli e alle influenze esterne.

Il Carnevale di Schignano non è uno spettacolo per turisti, ma un evento vissuto intensamente dalla comunità locale. Le sue origini sono incerte, ma molti studiosi le fanno risalire a riti celtici e romani di passaggio dall’inverno alla primavera, celebrazioni propiziatoriche legate alla fertilità della terra e al risveglio della natura. Quello che rende questo carnevale straordinario è la presenza di figure mascherate arcaiche, ciascuna portatrice di significati simbolici profondi.

I Brütt e i Bèi: Il Dualismo Eterno

Al centro del Carnevale di Schignano troviamo due categorie di maschere che incarnano il dualismo fondamentale dell’esistenza: i Brütt (i brutti) e i Bèi (i belli). Questa contrapposizione non è semplicemente estetica, ma rappresenta la lotta eterna tra il bene e il male, tra l’inverno e la primavera, tra la morte e la rinascita.

I Brütt indossano pellicce di capra, volti anneriti con la fuliggine, campanacci pesanti legati alla vita che producono un suono cupo e minaccioso. Questi personaggi incarnano le forze ctonie, l’aspetto oscuro e selvaggio della natura. Il loro aspetto è volutamente spaventoso, quasi demoniaco, e durante la festa si aggirano per le vie del paese creando “scompiglio”, interagendo in modo brusco con gli spettatori, simboleggiando il caos primordiale che deve essere domato.

I Bèi, al contrario, rappresentano l’ordine, la bellezza, la civilizzazione. Vestono abiti eleganti e colorati, con maschere dipinte in modo raffinato, spesso ispirate alla Commedia dell’Arte. Rappresentano la primavera che deve vincere sull’inverno, la luce che sconfigge le tenebre. La loro danza è aggraziata, i loro movimenti misurati, in netto contrasto con la selvaggia energia dei Brütt.

Le Maschere Tradizionali: Guardiani di Antichi Saperi

Le maschere del carnevale tradizionale italiano non sono semplici accessori ludici. Sono manufatti carichi di significato, spesso realizzati artigianalmente con tecniche tramandate di generazione in generazione. Il legno, la cartapesta, il cuoio: ogni materiale ha la sua valenza simbolica, ogni decorazione racconta una storia.

Nella tradizione alpina e prealpina, come quella di Schignano, le maschere lignee sono predominanti. Il legno viene scelto con cura – spesso cirmolo, noce o tiglio – e lavorato durante i mesi invernali. Ogni maschera è unica, scolpita a mano, e il processo stesso della sua creazione è considerato un atto rituale. Non si tratta solo di produrre un oggetto, ma di dare forma a un’entità che, una volta indossata, trasforma completamente chi la porta.

In altre regioni d’Italia troviamo tradizioni mascherine altrettanto affascinanti. In Sardegna, i Mamuthones di Mamoiada indossano maschere nere e pesanti, con campanacci che possono arrivare a pesare anche 30 chili. Il loro passo cadenzato e il suono ossessivo dei campanacci creano un’atmosfera ipnotica, quasi inquietante. Si muovono in processione, chinati sotto il peso delle campane, incarnando probabilmente antichi riti propiziatori legati alla pastorizia.

Nel Friuli Venezia Giulia, le maschere cornute dei Krampus rappresentano figure demoniache che accompagnano San Nicolò, punendo i bambini cattivi. Qui la tradizione si fonde con influenze mitteleuropee, creando un sincretismo culturale affascinante. I Krampus, con le loro corna di cervo o caprone, le pellicce irsute e le maschere terrifiche, rappresentano l’aspetto selvaggio e indomabile della montagna.

Il Folklore: Custode dell’Identità Collettiva

Questi carnevali antichi sono molto più di semplici feste: sono espressioni di folklore nel senso più profondo del termine. Il folklore, spesso erroneamente considerato qualcosa di anacronistico o pittoresco, è in realtà il depositario della memoria collettiva di una comunità, il filo che lega il presente al passato, che mantiene viva l’identità di un popolo.

Attraverso i carnevali tradizionali, le comunità rinnovano la propria coesione sociale, riaffermano i valori condivisi, trasmettono alle nuove generazioni insegnamenti che altrimenti andrebbero perduti. Ogni gesto, ogni danza, ogni maschera ha un significato che va oltre l’apparenza. Il giovane che per la prima volta indossa la maschera dei Brütt non sta semplicemente partecipando a una festa: sta entrando in una catena di trasmissione culturale che lo lega ai suoi antenati.

I Riti della Fertilità e del Rinnovamento

Molti elementi dei carnevali tradizionali sono chiaramente legati a riti di fertilità. Non è un caso che il carnevale cada nel periodo che precede la primavera, il momento in cui la terra deve prepararsi a dare nuovi frutti. Le danze, spesso acrobatiche e vigorose, i salti dei mascherati, il rumore assordante dei campanacci: tutto questo aveva (e in parte ha ancora) la funzione di “svegliare” la terra dal sonno invernale, di scacciare gli spiriti maligni che impediscono il risveglio della natura.

In molte tradizioni carnevalesche italiane troviamo la figura del “capro espiatorio” o del “re del carnevale”, un pupazzo che viene processato, condannato e bruciato alla fine delle celebrazioni. Questo rito rappresenta simbolicamente la fine dell’inverno, la purificazione della comunità da tutte le negatività accumulate e la possibilità di un nuovo inizio. Il fuoco, elemento purificatore per eccellenza, consuma il vecchio e prepara il terreno per il nuovo.

Altri Carnevali Storici: Un Patrimonio da Preservare

L’Italia è straordinariamente ricca di carnevali tradizionali, ciascuno con le proprie peculiarità. Il Carnevale di Bagolino, in Val Camonica, vede protagonisti i Balari, danzatori che indossano costumi ricamati a mano e cappelli ornati con nastri multicolori, e i Maschér, figure coperte di pelliccia che suonano violini. Qui la tradizione musicale è centrale: i violinisti improvvisano melodie tramandate oralmente, creando un’atmosfera magica che trasforma il paese in un grande palcoscenico a cielo aperto.

A Sauris, in Friuli, il Carnevale è dominato dalla figura del Rölar, una maschera di legno con lunghi nasi che rappresenta probabilmente antichi demoni alpini. Questi personaggi girano per il paese in piccoli gruppi, fermandosi davanti alle case per ricevere offerte di cibo e vino, in uno scambio rituale che consolida i legami tra le famiglie della comunità.

Il Carnevale di Ivrea, pur essendo più conosciuto per la battaglia delle arance (una tradizione relativamente recente, risalente all’Ottocento), conserva elementi medievali legati alla ribellione contro la tirannia. La figura della Mugnaia, che rappresenta una popolana che si ribellò al signorotto locale, incarna lo spirito di libertà e indipendenza che caratterizza questo carnevale.

In Basilicata, il Carnevale di Tricarico presenta i Masciari con le Vacche, figure antropomorfiche che indossano pelli di mucca e campanacci, accompagnate da personaggi vestiti con abiti femminili ricamati. Questa tradizione, che affonda le radici in riti agro-pastorali, rappresenta la benedizione del bestiame e la speranza di abbondanza per la stagione agricola.

Nel Veneto, il Carnevale di Venezia è forse il più conosciuto al mondo, ma dietro la patina turistica contemporanea si nasconde una storia millenaria. Le maschere veneziane, dalla Bauta al Medico della Peste, non erano semplici travestimenti ma codici sociali complessi che permettevano l’anonimato e la libertà da rigide convenzioni sociali. Nel Settecento, durante il carnevale, Venezia diventava un luogo dove tutto era possibile, dove si mescolavano classi sociali diverse, dove si poteva giocare d’azzardo e intrattenere relazioni proibite.

Il Carnevale di Viareggio, pur essendo diventato un evento di massa con i suoi carri allegorici giganteschi, affonda le radici in tradizioni ottocentesche e rappresenta l’evoluzione moderna del carnevale, dove la satira sociale e politica prende il posto dei riti propiziatori. I maestri carristi viareggini hanno trasformato la cartapesta in un’arte raffinatissima, creando opere monumentali che commentano con ironia pungente l’attualità politica e sociale.

Le Maschere del Sud: Tra Paganesimo e Cristianesimo

Nel Sud Italia, i carnevali tradizionali assumono caratteristiche peculiari, dove l’influenza greco-bizantina si mescola con substrati pagani ancora più antichi. In Sicilia, per esempio, il Carnevale di Acireale è famoso per i suoi carri fioriti e le maschere grottesche, ma conserva elementi di antichi riti dionisiaci legati alla fertilità della terra vulcanica.

In Puglia, il Carnevale di Putignano, uno dei più lunghi d’Italia, inizia già il 26 dicembre con le “Propaggini”, componimenti satirici in versi che prendono in giro personaggi locali. Qui il carnevale diventa momento di critica sociale, dove attraverso il riso e la satira si possono dire verità che normalmente sarebbero censurate.

In Calabria, i Giganti di Pentedattilo sono enormi pupazzi di cartapesta che rappresentano figure mitologiche e leggendarie. La loro costruzione richiede mesi di lavoro collettivo, diventando occasione di aggregazione comunitaria che rafforza i legami sociali.

La Musica e la Danza: Linguaggi Universali del Carnevale

Elemento imprescindibile di ogni carnevale tradizionale è la musica. Non si tratta di semplice accompagnamento, ma di un linguaggio autonomo che comunica significati profondi. Gli strumenti utilizzati sono spesso arcaici: cornamuse, organetti, violini, tamburi e naturalmente i campanacci che molti mascherati portano legati al corpo.

Il suono dei campanacci, in particolare, merita un’attenzione speciale. Nelle culture pastorali alpine, i campanacci servivano a tenere sotto controllo il bestiame, ma nel contesto carnevalesco assumono una valenza apotropaica: il loro suono metallico e insistente serve a scacciare gli spiriti maligni, a purificare lo spazio. Il peso stesso dei campanacci che i mascherati portano (a volte decine di chili) trasforma la danza in una performance fisica estenuante, quasi un sacrificio rituale.

Le danze tradizionali del carnevale seguono spesso schemi precisi, tramandati oralmente. Non sono coreografie casuali, ma sequenze che hanno un significato simbolico. I cerchi rappresentano l’eternità e la ciclicità del tempo; i movimenti verso l’alto simboleggiano l’aspirazione alla luce e alla crescita; quelli verso il basso simboleggiano il legame con la terra e le radici.

Il Cibo: Nutrimento del Corpo e dell’Anima

Impossibile parlare di carnevale senza menzionare la dimensione gastronomica. Il periodo carnevalesco era tradizionalmente un momento di abbondanza prima della Quaresima, e ogni regione ha sviluppato i propri dolci tipici. Le chiacchiere (chiamate anche frappe, bugie, cenci a seconda delle regioni), le castagnole, i tortelli, le frittelle: tutti dolci fritti, ricchi di grassi e zucchero, che rappresentavano un ultimo momento di “eccesso” prima del digiuno.

Ma anche qui, dietro l’apparente golosità, si nascondono significati più profondi. Il miele, lo zucchero, i grassi erano ingredienti preziosi che venivano consumati liberamente solo in occasioni speciali. Offrire questi dolci era un gesto di condivisione e generosità che rafforzava i legami comunitari.

La Sfida della Modernità: Preservare senza Museificare

Oggi i carnevali tradizionali si trovano di fronte a una sfida complessa. Da un lato c’è il rischio dell’oblio: le piccole comunità rurali si spopolano, i giovani se ne vanno, le tradizioni rischiano di morire con gli ultimi depositari della memoria. Dall’altro lato c’è il rischio opposto: la trasformazione in spettacolo turistico, la perdita dell’autenticità, la “museificazione” di tradizioni vive.

Il Carnevale di Schignano, in questo senso, rappresenta un esempio virtuoso. La comunità ha saputo mantenere viva la tradizione senza snaturarla, coinvolgendo attivamente le nuove generazioni, insegnando ai giovani l’arte della costruzione delle maschere, il significato dei riti, l’importanza della partecipazione attiva. Non si tratta di essere spettatori, ma protagonisti di un rito collettivo.

Altri carnevali hanno fatto scelte diverse, aprendo le porte al turismo di massa. Non necessariamente questo è negativo: può portare risorse economiche alle comunità locali, può far conoscere tradizioni altrimenti ignorate. L’importante è che non si perda il nucleo autentico della tradizione, che non diventi una semplice performance folkloristica svuotata di significato.

Il ruolo delle donne nei carnevali tradizionali

Un aspetto spesso trascurato nei carnevali tradizionali è il ruolo delle donne. In molte tradizioni antiche, il carnevale era un affare prevalentemente maschile: erano gli uomini a indossare le maschere più importanti, a guidare i riti, a danzare nelle piazze. Le donne restavano spesso ai margini, relegate al ruolo di spettatrici o di preparatrici dei cibi rituali.

Tuttavia, in alcune tradizioni carnevalesche, le donne avevano (e hanno) ruoli centrali. In certe zone della Sardegna, per esempio, sono le donne anziane a custodire i segreti della tradizione, a tramandare le tecniche di confezionamento dei costumi, a insegnare alle nuove generazioni il significato profondo dei riti. In alcuni carnevali alpini, come quello di Bagolino, le donne partecipano attivamente alle danze, portando costumi elaboratissimi che richiedono mesi di preparazione.

Il travestimento di genere è un altro elemento ricorrente nei carnevali tradizionali. Uomini vestiti da donne (e viceversa) rappresentano il ribaltamento dell’ordine sociale tipico del periodo carnevalesco. Questi travestimenti non vanno interpretati in chiave moderna, ma come espressione di un mondo alla rovescia dove tutto diventa possibile, dove le rigide categorie della vita quotidiana vengono temporaneamente sospese.

La Preparazione: Un Rito nel Rito

Un carnevale tradizionale non inizia il giorno della festa, ma mesi prima. La preparazione è essa stessa un rito che coinvolge tutta la comunità. A Schignano, le famiglie iniziano a lavorare ai costumi già in autunno. Le pellicce devono essere preparate, i campanacci lucidati, le maschere riparate o, se necessario, scolpite ex novo.

Questo lavoro preparatorio ha una funzione sociale importante: crea anticipazione, coinvolge diverse generazioni, trasmette competenze artigianali. Il nonno che insegna al nipote come fissare i campanacci alla cintura non sta semplicemente trasferendo una tecnica, ma sta stabilendo una continuità generazionale, sta dicendo implicitamente “questa tradizione ora passa a te”.

Anche la preparazione dei cibi rituali inizia con largo anticipo. Le ricette tradizionali spesso richiedono ingredienti che devono essere preparati per tempo: mieli speziati, liquori alle erbe, impasti che devono lievitare o riposare. Ogni famiglia ha le sue varianti segrete, gelosamente custodite e tramandate solo oralmente.

Il Carnevale come Resistenza Culturale

In un’epoca di globalizzazione, dove le culture locali rischiano di essere omologate, i carnevali tradizionali rappresentano una forma di resistenza culturale. Sono la riaffermazione di un’identità specifica, di una storia particolare, di un modo unico di stare al mondo. Quando un giovane di Schignano indossa la maschera dei Brütt, non sta semplicemente partecipando a una festa: sta dicendo “io appartengo a questa comunità, a questa storia, a questa terra”.

Le maschere tradizionali, con la loro alterità spesso inquietante, ci ricordano che esistono dimensioni dell’esistenza che la razionalità moderna ha rimosso. Ci parlano di un rapporto con la natura che non è di dominio ma di dialogo, di un tempo ciclico e non lineare, di forze misteriose che vanno rispettate e onorate. In questo senso, i carnevali tradizionali non sono affatto anacronistici: sono forse più necessari che mai in un mondo che ha perso il contatto con le proprie radici.

Il Futuro delle Tradizioni: Tra Conservazione e Innovazione

Quale sarà il futuro dei carnevali tradizionali? È difficile dirlo. Sicuramente dipenderà dalla capacità delle comunità locali di trasmettere alle nuove generazioni non solo le pratiche, ma anche i valori e i significati profondi che le sottendono. Un giovane parteciperà al carnevale non per obbligo o nostalgia, ma se comprenderà che quella tradizione ha qualcosa da dire anche a lui, anche oggi.

È possibile innovare senza tradire? Probabilmente sì, se l’innovazione non tocca il nucleo essenziale della tradizione. Nuovi materiali per le maschere, nuove forme di comunicazione per far conoscere l’evento, nuove modalità di coinvolgimento dei giovani: tutto questo può convivere con il rispetto per l’autenticità dei riti.

Quello che è certo è che i carnevali tradizionali come quello di Schignano sono un patrimonio inestimabile, non solo delle comunità che li custodiscono, ma dell’intera umanità. Sono finestre aperte su mondi di significato che altrimenti andrebbero perduti, sono ponti tra passato e futuro, sono testimonianze viventi di come l’uomo ha sempre cercato di dare senso al mistero dell’esistenza attraverso il rito, la maschera, la festa.

Conclusioni: Il Mistero Dietro la Maschera

Quando cala la sera su Schignano, e le ultime note delle danze si spengono, quando i Brütt e i Bèi si tolgono le maschere e tornano a essere semplicemente abitanti del borgo, cosa resta? Resta la sensazione di aver toccato qualcosa di profondo, di essersi connessi con una dimensione dell’esistenza che normalmente ci sfugge.

La maschera, paradossalmente, non nasconde ma rivela. Rivela verità che il volto quotidiano non può esprimere, permette di essere ciò che normalmente non si osa essere, libera energie che la società reprimerebbe. Per questo i carnevali tradizionali sono così importanti: ci ricordano che l’identità umana non è mai definitiva, che esiste sempre uno spazio per la trasformazione, per il gioco, per l’inversione dei ruoli.

Visitare un carnevale tradizionale come quello di Schignano significa fare un viaggio nel tempo e nello spazio, significa incontrare una dimensione sacra dell’esistenza che la modernità ha rimosso. Significa capire che le tradizioni non sono reliquie del passato, ma semi vitali che possono ancora germogliare, se curati con amore e rispetto.

In un mondo sempre più omologato e virtuale, dove le identità sono spesso superficiali e intercambiabili, i carnevali tradizionali ci insegnano che la vera identità affonda le radici nella terra, nella storia, nella memoria condivisa di una comunità. Sono celebrazioni della diversità, dell’unicità di ogni cultura, del diritto di ogni popolo a raccontare la propria storia con i propri simboli.

E così, anno dopo anno, quando l’inverno inizia a cedere il passo alla primavera, in piccoli borghi sparsi per l’Italia si rinnovano riti antichissimi. Le maschere vengono indossate ancora una volta, i campanacci suonano, le danze riprendono. È il carnevale, è la vita che si rinnova, è la promessa che le tradizioni non moriranno finché ci saranno cuori disposti a custodirle e mani pronte a trasmetterle.

Articolo pubblicato da Stiletricolore

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