Festival del Formaggio

Festival del Formaggio a Campo Tures: la Capitale Europea dell’Oro Bianco

C’è un paese in Alto Adige dove, ogni due anni, il terzo fine settimana di marzo, succede qualcosa di straordinario. Le vie si riempiono di profumi che vengono da lontano — dalla Norvegia, dall’Olanda, dalla Svizzera, dal Piemonte, dalla Normandia — e il piccolo capoluogo della Valle Aurina si trasforma nella capitale europea di uno degli alimenti più antichi, complessi e affascinanti che l’uomo abbia mai creato. Benvenuti al Festival del Formaggio di Campo Tures.

Un festival nato da una provocazione

Tutto comincia con una frase. La pronuncia di Hansi Baumgartner, ristoratore di fama, e il suo contenuto è una piccola bomba: «In Alto Adige si produce molto latte, ma non c’è una spiccata cultura del formaggio». A raccoglierla è Martin Pircher, proprietario di un negozio di alimentari a Campo Tures, appassionato di caseificazione e convinto che quella affermazione meriti una risposta concreta, non a parole ma a fatti — o meglio, a sapori.

Nasce così, dalla combustione tra una provocazione e una passione, il Festival del Formaggio di Campo Tures. La prima edizione conta dodici visitatori. Oggi, sedici edizioni dopo, l’evento è riconosciuto come uno degli appuntamenti gastronomici più importanti d’Italia, un punto di riferimento internazionale per produttori, affinatori, esperti e semplici appassionati che arrivano da ogni angolo d’Europa con una sola, comune ragione: l’amore per il formaggio.

La storia di questo festival è la storia di come un’idea nata quasi per contraddire un luogo comune si trasformi, con tenacia e visione, in un patrimonio culturale collettivo. Campo Tures non aveva una cultura del formaggio? Bene. Adesso ce l’ha, e ce la presta al mondo intero per tre giorni ogni due anni.

«Non esistono altri alimenti che abbiano una varietà simile di tipologie. La dichiarazione di Hansi Baumgartner mi ha elettrizzato. Il formaggio non trova ampio spazio nella nostra cucina: è ora di dargli l’importanza che merita.»

— Martin Pircher, fondatore del Festival del Formaggio di Campo Tures

100+
Espositori da tutta Europa
1.000+
Varietà di formaggio
XVI
Edizione 2026

Campo Tures e la Valle Aurina: il contesto che amplifica il sapore

Non è un caso che questo festival si svolga qui. Campo Tures — in tedesco Sand in Taufers — è il capoluogo della Valle Aurina, una delle valli più suggestive dell’Alto Adige, incastonata tra le Alpi Aurine a nord e le Dolomiti di Braies a est. A 884 metri di altitudine, dominata da uno dei castelli medievali meglio conservati di tutto l’arco alpino — il Castello di Tures, visibile da quasi ogni punto del paese —, la cittadina ha un’anima profondamente alpina, fatta di malghe, prati enormi e quel senso di spazio verticale che le Alpi sanno dare in modo unico.

È un territorio che produce latte di altissima qualità, dove le mucche pascolano su alpeggi che in estate raggiungono i 2.000 metri, dove l’acqua è purissima e il foraggio profuma di erbe di montagna che il pianuro non conosce. Tutto questo si ritrova, poi, nei formaggi locali: quella complessità aromatica che rende il formaggio di malga qualcosa di irriproducibile in qualsiasi altra condizione di produzione industriale.

Il Festival porta qui produttori da tutto il continente, ma il dialogo tra le eccellenze esterne e il territorio ospitante è sempre presente, non solo come scenografia ma come sostanza del discorso gastronomico. Ogni assaggio di un formaggio norvegese o olandese acquista senso diverso se messo in confronto con un Graukäse appena tagliato a pochi metri di distanza: è la magia della geografia del gusto.

Il protagonista assoluto: il Graukäse, formaggio grigio di Valle Aurina

Se ogni edizione del Festival ha un re non dichiarato, quello è il Graukäse — il formaggio grigio. Un Presidio Slow Food, prodotto esclusivamente in Valle Aurina e nelle valli limitrofe con latte vaccino crudo completamente scremato, senza l’aggiunta di caglio: la coagulazione avviene per acidificazione naturale, processo antichissimo che richiede un’attesa di quarantotto ore e una gestione artigianale impossibile da meccanizzare.

Il risultato è un formaggio magro — meno del dieci per cento di grassi — dalla crosta screziata di muffe grigio-verdi (da cui il nome), dall’odore deciso e penetrante, dal sapore intenso, pungente, con una componente acida ben presente e una persistenza aromatica che racconta secoli di tradizione casearia alpina. Non è un formaggio per tutti, al primo assaggio. È un formaggio per chi vuole capire qualcosa di autentico su un territorio, su una cultura, su un popolo.

Al Festival, il Graukäse viene presentato nelle sue varianti di stagionatura — fresco, semistagionato, stagionato — e abbinato con miele di montagna, pane di segale artigianale e, per i più audaci, con aceto di mele altoatesino. Ogni versione racconta una fase diversa della stessa storia.

Alcuni protagonisti della vetrina casearia internazionale

Graukäse
Valle Aurina · Presidio Slow Food
Il formaggio grigio senza caglio, simbolo dell’Alto Adige autentico. Magro, intenso, irripetibile.
Formaggio di Malga
Alto Adige · Stagionale
Prodotto sugli alpeggi estivi oltre i 1.800 m: latte crudo, fieno di montagna, mani esperte.
Jarlsberg
Norvegia · Semiduro
Il grande classico scandinavo con i suoi caratteristici buchi, dolce e burroso.
Appenzeller
Svizzera · DOP
Stagionato con erbe alpine e vino bianco: uno dei formaggi più speziati del panorama svizzero.
Parmigiano Reggiano
Emilia · DOP
Il re dei formaggi italiani, presentato in diverse stagionature: 24, 36 e oltre 48 mesi.
Bergkäse Tirolese
Austria · Tradizionale
Formaggio montano austriaco di confine: sapore di pascolo, crosta naturale, pasta compatta.

Il programma: tre giorni di esperienze del gusto

Il Festival del Formaggio non è solo un mercato dove acquistare formaggi. È un programma articolato di esperienze, pensato per accompagnare ogni tipologia di visitatore — dal semplice curioso all’esperto di settore, dal turista in cerca di un’emozione gastronomica al professionista che vuole aggiornarsi sulle ultime tendenze della caseificazione europea.

Tutti e tre i giorni · ore 10:00 – 19:00
Il Mercato del Formaggio

Il cuore pulsante del Festival: oltre 100 espositori distribuiti nel padiglione centrale del paese, con più di mille varietà di formaggio disponibili per degustazione e acquisto. Caseifici di malga, cooperative locali, produttori italiani e internazionali. L’abbondanza è tale da disorientare piacevolmente.

Sessioni quotidiane · circa 45/60 minuti
Laboratori del Gusto — Degustazioni Guidate

Il momento più atteso dagli appassionati. Esperti di fama europea — Luca Conti, Armando Gambera, Dominik Flammer, Marion Nüssler e altri — conducono degustazioni tematiche con traduzione simultanea italiano/tedesco. I temi variano ogni sessione: dai formaggi di una specifica regione alle tecniche di affinamento, dai grandi classici DOP ai formaggi naturali estremi. Prenotazione obbligatoria, posti limitati.

Arena dei Fornelli · tutti i giorni
Show Cooking con l’Associazione Cuochi Alto Adige

Chef stellati e giovani talenti delle scuole alberghiere altoatesine si alternano davanti al pubblico nell’arena dei fornelli. Ogni piatto è un omaggio al formaggio e alla cucina del territorio: canederli con Graukäse, spätzle al formaggio grigio, risotti con formaggi d’alpeggio, dessert impensabili a base di formaggi freschi. Uno spettacolo per gli occhi prima ancora che per il palato.

Mattinate del Festival
Programma per Bambini

I piccoli ospiti non vengono lasciati spettatori. Un programma dedicato li invita a scoprire i segreti della caseificazione in prima persona: con le proprie mani, guidati da esperti pazienti, possono cimentarsi nella produzione di formaggio fresco e — per la gioia di tutti — del cioccolato.

In tutta la Valle · durante il Festival
Giornate delle Specialità nei Ristoranti

A Campo Tures, Molini di Tures, Acereto e Chienes, i ristoranti e le locande partecipanti trasformano i loro menu in tributi al formaggio. Piatti della tradizione rivisitati, accostamenti inediti, degustazioni abbinate ai vini locali. Una settimana di cucina che va ben oltre i tre giorni del Festival ufficiale.

I Presidi Slow Food: quando il formaggio è resistenza culturale

Tra le sezioni più significative del Festival c’è la presenza consolidata dei Presidi Slow Food: prodotti caseari che Slow Food ha scelto di tutelare perché a rischio di estinzione, perché prodotti in quantità minime da pochi artigiani, perché portatori di tecniche e saperi che andrebbero persi per sempre se nessuno li sostenesse attivamente.

Il Graukäse è il Presidio di casa, ma al Festival si incontrano anche altri esempi straordinari di resistenza casearia: formaggi prodotti da razze bovine rare, affinati in grotte naturali, avvolti in foglie di noce o immersi nella morchia dell’olio extravergine. Prodotti che parlano di biodiversità, di patrimonio genetico del bestiame, di ecosistemi locali che sopravvivono solo grazie alla scelta di qualcuno di continuare a produrli nel modo antico.

Partecipare a queste sezioni del Festival significa entrare in contatto con una dimensione del cibo che va ben oltre il piacere sensoriale. Significa capire che ogni morso di un Presidio Slow Food è un atto di conservazione culturale, un voto a favore della diversità gastronomica del pianeta.

«Campo Tures, nelle spettacolari Valli di Tures e Aurina, diventa la capitale europea dell’oro bianco. Il Festival richiama produttori da tutto il continente, ma è qui che il cuore batte per le eccellenze locali: all’ombra del suggestivo Castello di Tures, i segreti della caseificazione artigianale si svelano uno assaggio alla volta.»

— Viaggiando-Italia.it, febbraio 2026

Gli abbinamenti: formaggio e non solo

Chi pensa che il Festival del Formaggio sia un evento monodimensionale si sbaglia. La varietà delle eccellenze gastronomiche in mostra va ben oltre il cacio: camminando tra gli stand, si scoprono abbinamenti che ampliano e complessificano l’esperienza del formaggio in modo sorprendente.

Il miele di montagna dell’Alto Adige — dai fiori di rododendro, di castagno, di tiglio — trova nel formaggio il suo interlocutore ideale: dolcezza e sapidità in dialogo, acidità e floreale che si bilanciano. Il pane di segale artigianale, denso e profumato, è la base d’elezione per ogni assaggio di Graukäse. I vini dell’Alto Adige — Gewürztraminer, Lagrein, Pinot Bianco — vengono presentati in abbinamento con i formaggi locali in degustazioni comparate che rivelano connessioni territoriali profonde.

E poi: cioccolato di manifattura artigianale, caffè di tostatura selezionata, grappa di vinaccia altoatesina, birre artigianali di microbirrifici locali, tartufi, aceti, yogurt di malga. Il Festival è, in realtà, un grande mercato del gusto dove il formaggio è protagonista assoluto ma non unico, e dove le connessioni tra i prodotti sono altrettanto educative quanto i prodotti stessi.

Come arrivare e dove dormire: la logistica del paradiso caseario

Campo Tures si trova a circa 85 km da Bolzano, nella parte settentrionale della provincia, raggiungibile via autostrada A22 del Brennero fino a Bressanone, poi statale per Brunico e infine la Val Pusteria fino all’imbocco della Valle Aurina. Il percorso in auto dalla pianura padana è di circa 3-4 ore da Milano, 2 da Verona. Non esiste collegamento ferroviario diretto: il treno più vicino arriva a Brunico, da cui partono autobus locali per la Valle Aurina.

La Valle Aurina dispone di un’offerta ricettiva ampia e di ottima qualità: hotel, masi agrituristici, appartamenti vacanze. Durante il Festival la richiesta è alta — si consiglia la prenotazione con almeno due mesi di anticipo, soprattutto per i weekend. La zona è splendida in ogni stagione, e molti visitatori scelgono di trasformare la visita al Festival in un’occasione per scoprire la valle: le passeggiate invernali, le terme, il Museo Miniere di Rio Bianco, le chiese romaniche nascoste tra i boschi.

Informazioni pratiche — Festival del Formaggio 2026

  • Date: Venerdì 13 – Domenica 15 Marzo 2026
  • Orari: ore 10:00 – 19:00 (tutti e tre i giorni)
  • Location: Padiglione fieristico, centro di Campo Tures (Sand in Taufers), Valle Aurina, Alto Adige
  • Espositori: 100+ produttori dall’Alto Adige, Italia ed Europa (Olanda, Norvegia, Austria, Svizzera, Germania, Polonia)
  • Varietà in mostra: oltre 1.000 tipologie di formaggio
  • Ingresso: a pagamento (consultare il sito ufficiale per tariffe 2026)
  • Cani: non ammessi (eccezione per cani guida)
  • Laboratori del Gusto: prenotazione obbligatoria · info: laboratorio@kaesefestival.com · tel. +39 335 7036533
  • Sito ufficiale: ahrntal.com/festival-del-formaggio
  • Distanza da Bolzano: circa 85 km, 1h20′ in auto

Il senso di un festival: perché il formaggio merita una festa

C’è qualcosa di profondamente umano nel formaggio. Non è solo un alimento: è una tecnologia antichissima per conservare il latte, per trasformarlo nel tempo, per estrarne sapori che il latte fresco non potrebbe mai esprimere da solo. È fermento e pazienza, microbiologia e artigianato, terroir e genio umano. Ogni formaggio è una storia di un posto, di un animale, di un pastore, di un affinatore, di un territorio.

Il Festival del Formaggio di Campo Tures capisce tutto questo. Non è una fiera folkloristica dove il formaggio è pretesto per una sagra di paese. È un evento che prende sul serio un alimento straordinario e lo racconta con la stessa cura con cui un museo racconta un’opera d’arte. I Laboratori del Gusto sono, in fondo, lezioni di storia dell’umanità attraverso il palato. Le degustazioni comparate sono esercizi di geologia commestibile. Gli show cooking sono performance che dimostrano come la grande cucina prenda sempre, alla fine, dalla grande artigianalità.

Quando Martin Pircher ha deciso di rispondere alla provocazione di Hansi Baumgartner con un festival, forse non immaginava di stare costruendo qualcosa destinato a diventare un riferimento europeo. Ma è così che succedono le cose migliori: per passione, per ostinazione, per il desiderio irrazionale di dimostrare che un posto vale più di quanto gli si riconosca. Campo Tures aveva il latte. Mancava solo qualcuno che avesse il coraggio di trasformarlo in cultura. Quel qualcuno c’è stato. E la cultura, da allora, è rimasta.

Articolo pubblicato da Stiletricolore

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