C’è un posto in Lombardia dove il tempo non si è fermato: ha semplicemente scelto di scorrere più lento. Si chiama Golferenzo, si trova sulle colline dell’Oltrepò Pavese, e qui ogni vicolo profuma di pietra scaldata dal sole, vino rosso e, soprattutto, di gatti.
Un borgo che sembrava dimenticato
Immaginate una manciata di case in sasso arroccate a 400 metri sul livello del mare, in cima a un colle dell’Alta Valle Versa, nella provincia di Pavia. Intorno, i filari dei vigneti si perdono fino all’orizzonte, cambiando colore con le stagioni, dal verde brillante dell’estate all’oro bruciato dell’autunno. Questo è Golferenzo: un comune di circa 150 anime nell’intero territorio, di cui appena una decina è residente nel cuore storico del paese. Un luogo che fino a pochi anni fa stava scivolando silenziosamente verso l’oblio, come tanti piccoli borghi italiani condannati dallo spopolamento.
Eppure proprio qui è accaduto qualcosa di straordinario. Una storia di ritorno, di visione e di amore per la terra. Luglio 2023: Golferenzo viene ufficialmente inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. Nello stesso mese, ottiene il riconoscimento come primo albergo diffuso della Regione Lombardia. Due traguardi che suonano come un segnale inequivocabile: questo posto non solo è vivo, ma è diventato un modello.
Prima di capire il presente, però, bisogna capire il passato. E il passato di Golferenzo è intrecciato, come quasi sempre nelle storie più belle, con la memoria di un bambino.
La storia: il ragazzino, i fienili e i gatti
Luigi Brega, che tutti chiamano Gigi, è cresciuto tra queste strade sterrate e queste case di sasso. Golferenzo era il paese di sua madre, un luogo di radici contadine profonde, di corti dove d’agosto si ballava sull’aia, di fienili abitati da gatti gentili, di osterie dove il vino aiutava a dimenticare la stanchezza della terra. Da adulto, Gigi ha costruito una carriera imprenditoriale, ha vissuto a Milano, ma la voce di quel borgo non ha mai smesso di chiamarlo.
Quando ha deciso di tornare, lo ha fatto con una visione precisa e ambiziosa: non restaurare qualche casa per uso privato, ma rimettere in vita un intero borgo come struttura ricettiva diffusa, senza però stravolgerne l’anima. Un’operazione delicatissima, che richiedeva di fare i conti con la Regione Lombardia, con le normative sugli alberghi diffusi, con la necessità di trovare collaboratori che condividessero lo stesso spirito.
«La nostra idea di lusso è la riscoperta del vivere slow, è un ambiente non urlato, è la cura delle persone, che quando vanno via si devono sentire rigenerate e con la voglia di tornare.»
— Luigi “Gigi” Brega, fondatore del Borgo dei Gatti
Non era facile. In Lombardia esisteva già una legge sugli alberghi diffusi, ma mancava il decreto attuativo che rendesse operative le norme. Ci sono voluti anni di lavoro e di pressione istituzionale prima di ottenere quel riconoscimento che ha trasformato Golferenzo nel capostipite di un nuovo modello turistico per la regione. Oggi, il borgo conta nove dimore ristrutturate, due ristoranti, una spa, una bottega e altre strutture ricettive, tutte concentrate in un raggio che non supera i 200 metri dal centro, come prevede il modello dell’albergo diffuso.
I veri padroni del paese: la colonia felina
Ma veniamo all’elemento che rende Golferenzo unico tra i tanti borghi d’Italia: i gatti. Non si tratta di un’invenzione turistica né di una trovata di marketing, bensì di una realtà radicata nella storia del paese. Camminando per Via Garibaldi — che gli abitanti hanno sempre chiamato semplicemente “Via dei Gat”, forse in onore di una vecchia famiglia locale, forse semplicemente per i tanti felini che da sempre vi abitano — è impossibile non incrociare qualche coda che si alza pigra al sole o un paio di occhi dorati che ti osservano dall’alto di un davanzale.
Tutto nasce dalla storia di Laura, la storica “gattara” del borgo: una donna che ha dedicato la propria vita alla cura dei felini del paese, tanto da registrare ufficialmente una colonia felina nel 1991. Laura non c’è più, ma il suo lascito vive ancora tra i vicoli di Golferenzo. I gatti sono coccolati e rispettati dagli abitanti, tutelati da piccole regole non scritte ma sentitissime: in prossimità dei punti di ritrovo della colonia, si chiede ai visitatori di procedere a passo d’uomo, di non fare rumore, di tenere i cani al guinzaglio.
Il Galateo del Visitatore
- Rallentare il passo quando si attraversano le vie principali del borgo
- Non fare rumori molesti, soprattutto nelle ore di riposo
- Tenere i cani al guinzaglio in prossimità della colonia felina
- Non disturbare i gatti mentre mangiano o dormono
- Aspettarsi che siano loro a venire da te, se lo riterranno opportuno
Chi gestisce la struttura ricettiva ci scherza su, con quella leggerezza un po’ filosofica che si ritrova spesso nei luoghi autentici: «Se sei meritevole, vedrai i gatti. Se ti saprai muovere con sufficiente rispetto, rallentando il passo, forse i gatti di Golferenzo decideranno di farsi vedere da te. O addirittura di venirti a trovare». È una piccola lezione di slow tourism condensata in poche parole.
L’amore per i felini è talmente profondo che il nome è entrato anche nell’enologia locale: I Gatti di Laura è l’etichetta dedicata a un Pinot Nero vinificato in bianco, prodotto nelle cantine del borgo come tributo alla donna che ha dato tutto per proteggere i gatti di Golferenzo.
L’albergo diffuso: dormire da abitanti del borgo
Il concetto di albergo diffuso è ancora poco conosciuto in Italia, nonostante le sue potenzialità turistiche siano straordinarie. L’idea di fondo è semplice quanto rivoluzionaria: invece di concentrare l’ospitalità in un unico edificio, si distribuisce in diverse dimore sparse nel tessuto urbano di un paese. Chi soggiorna non si sente un “cliente d’hotel”, ma un temporaneo abitante del borgo, con accesso a tutti i servizi alberghieri pur immerso nella vita autentica della comunità locale.
A Golferenzo questo modello funziona magnificamente, anche perché c’è un tessuto sociale reale: il paese non è un guscio vuoto recuperato per scopi commerciali, ma una comunità viva, seppur piccola, con la propria identità e i propri ritmi. Come sottolinea chi gestisce il relais, questa distinzione è fondamentale: «Non siamo affittacamere. L’ospite si deve sentire cittadino, abitante del borgo». E questa è un’idea che, non a caso, affascina moltissimo i turisti stranieri, sempre più attratti da un’Italia lontana dai cliché.
Le dimore — chiamate affettuosamente “Cà” — sono state restaurate con una cura maniacale per il dettaglio. Soffitti con travi in legno originali, pavimenti in graniglia, pareti color terra. I mobili sono stati recuperati e restaurati: pezzi che raccontano storie di famiglie, di generazioni, di case vissute. Ogni camera ha una personalità propria, come se ogni casa volesse custodire un frammento di memoria del paese. La colazione biologica a chilometro zero viene portata direttamente alla porta ogni mattina in un cestino di vimini: un gesto piccolo, ma capace di trasformare completamente l’esperienza.
Le esperienze che offre il borgo
Golferenzo non è solo un posto dove dormire: è una piattaforma per vivere lentamente un territorio straordinario. La piscina a sfioro panoramica affacciata sui vigneti è uno di quegli angoli che resteranno impressi nella memoria — quei luoghi dove “non fare nulla” diventa un’arte. La Spa Adàsi, con sauna, bagno turco e idromassaggio, completa l’offerta di benessere con quella cura e quell’intimità che le grandi strutture difficilmente riescono a replicare.
Sul fronte gastronomico, il borgho propone tre anime diverse: la Corte del Lupo, un’osteria moderna aperta in piena pandemia, che celebra la tradizione culinaria dell’Oltrepò senza tradirne la memoria, con ingredienti a filiera corta e una forte vocazione Slow Food; l’Olmo Napoleonico, pizzeria gourmet il cui nome rimanda alla leggenda secondo cui Napoleone, dopo la battaglia di Lodi, si fermò a riposare a Golferenzo all’ombra di un grande olmo; la Bottega del Lino, un piccolo scrigno di prodotti locali selezionati, da portare a casa come frammenti di questo angolo di Lombardia.
Il territorio: l’Oltrepò Pavese tra vini e paesaggi
Sarebbe un errore limitare la visita al solo borgo. Golferenzo è il punto di partenza ideale per esplorare uno dei territori meno celebrati ma più affascinanti della Lombardia: l’Oltrepò Pavese, quella propaggine collinare e appenninica che si incunea tra il Piemonte e l’Emilia, spesso ignorata dai flussi turistici mainstream eppure ricchissima di sorprese.
La viticoltura è il cuore pulsante di questo territorio. Le uve Moscato e Pinot Nero danno vita a vini di grande carattere, che si possono scoprire visitando le numerose cantine della zona o attraverso le esperienze di degustazione organizzate direttamente dal borgo. Il Museo del Cavatappi, autentica rarità, raccoglie testimonianze storiche uniche nel loro genere legate alla cultura del vino.
Per chi ama la natura, le passeggiate a cavallo tra i vigneti rappresentano uno dei modi più emozionanti per entrare in contatto con il paesaggio collinare. I sentieri escursionistici, il Lago di Trebecco con la Diga del Molato, i borghi vicini come Fortunago (anch’esso nei Borghi più belli d’Italia) e Zavattarello con il suo Castello Dal Verme: c’è materiale per giorni di esplorazione, sempre tornando la sera in questo angolo sospeso tra passato e presente.
«Golferenzo, ancora Lombardia ma quasi Emilia, apre i suoi scorci su un reticolo di vicoli a schema quasi labirintico e su più dislivelli, dove tutto è perfettamente integrato e armonico da non lasciarsi distinguere.»
— Da una cronaca di viaggio sull’Oltrepò Pavese
Perché scegliere Golferenzo: slow tourism autentico
Viviamo in un’epoca di paradossi: corriamo ovunque cercando il riposo, accumuliamo esperienze cercando l’autenticità, fotografiamo compulsivamente cercando la memoria. Golferenzo funziona come un antidoto gentile a tutto questo. Non ti offre spettacolo, non ti travolge con attività organizzate ogni mezz’ora. Ti mette davanti a una vista sui vigneti, ti mette in mano un calice di Pinot Nero, ti lascia un gatto accanto ai piedi. E aspetta.
Chi arriva qui da Milano (meno di un’ora e mezza di auto) o da Pavia porta spesso dentro di sé quella stanchezza sottile che le città distribuiscono silenziosamente. Chi riparte, racconta quasi sempre la stessa cosa: di essersi sentito, per qualche giorno, genuinamente dentro a qualcosa. Non un set fotografico, non un parco tematico della ruralità, ma un posto dove la vita continua davvero, dove una colonia di gatti decide con assoluta autorità chi merita di essere salutato e chi no.
Paola Calonghi, responsabile della struttura, ha lasciato la professione di psicoterapeuta per fare l’albergatrice diffusa. La sua collaboratrice Arianna è arrivata qui come ospite, innamorata del posto, e non è più ripartita davvero. Sono storie umane come queste — più ancora dei soffitti con le travi originali o della piscina a sfioro — a raccontare cosa sia veramente Golferenzo: un posto che trasforma le persone, lentamente, come sa fare solo un luogo autentico.
Come arrivare e informazioni pratiche
Golferenzo si trova in provincia di Pavia, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, a circa 400 metri di altitudine. Il borgo è raggiungibile in auto dall’Autostrada A21 (Torino-Piacenza), uscita Castel San Giovanni o Broni-Stradella. La struttura Borgo dei Gatti Relais si trova in Via Giuseppe Garibaldi 9 — per tutti “Via dei Gatti” — nel cuore del borgo storico. Si consiglia vivamente la prenotazione anticipata, soprattutto nei weekend primaverili e autunnali, quando l’Oltrepò Pavese regala i paesaggi più spettacolari. Il borgo è pet-friendly, ma con le dovute attenzioni verso la colonia felina residente.
In breve — Cosa sapere prima di partire
- Comune di Golferenzo, Provincia di Pavia (Lombardia), Alta Valle Versa, 400 m s.l.m.
- Primo albergo diffuso riconosciuto dalla Regione Lombardia (luglio 2023)
- Membro del circuito “Borghi più belli d’Italia” dal 2023
- 9 dimore storiche restaurate + spa Adàsi, piscina a sfioro panoramica
- 3 proposte gastronomiche: Corte del Lupo, Olmo Napoleonico, Bottega del Lino
- Colonia felina registrata nel 1991, eredità di Laura, la storica gattara del borgo
- Distanza da Milano: circa 85 km (1h – 1h30 in auto)
Articolo pubblicato da Stiletricolore





