“La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte…” Quante volte abbiamo cantato questa filastrocca da bambini, aspettando con trepidazione la notte tra il 5 e il 6 gennaio, quando una vecchina volante avrebbe riempito le nostre calze di dolci e caramelle? Ma dietro questa figura così familiare si nasconde una storia millenaria, un intreccio affascinante tra paganesimo e cristianesimo, tra riti agrari e devozione religiosa, tra magia popolare e fede.
La Befana è una delle tradizioni più antiche e radicate d’Italia, una festa che affonda le radici in tempi remoti quando gli uomini celebravano il ciclo delle stagioni e propiziavano i raccolti futuri. Una festa che la Chiesa ha sapientemente trasformato senza mai cancellarla del tutto, integrandola nella celebrazione cristiana dell’Epifania. E così, accanto ai Re Magi che portano doni a Gesù Bambino, è rimasta questa vecchia strega che vola sui tetti distribuendo regali ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.
Scopriamo insieme le origini di questa festa così particolare, le sue trasformazioni nel tempo, le usanze che ancora oggi la rendono viva in tutta Italia, dal falò della “vecchia” alle calze piene di dolciumi.
Le Origini Pagane: I Riti Solstiziali
I Dodici Giorni Magici
Per comprendere la Befana bisogna tornare indietro di millenni, all’epoca in cui i popoli italici celebravano riti legati al ciclo agricolo e al passaggio delle stagioni. Il periodo tra il solstizio d’inverno (21-22 dicembre) e l’inizio del nuovo anno solare era considerato un tempo sospeso, magico, in cui il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliava.
Questi dodici giorni (che grosso modo coincidono con il periodo tra Natale ed Epifania) erano dedicati alla celebrazione del vecchio anno che moriva e del nuovo che nasceva. Era il momento in cui bisognava chiudere i conti con il passato e guardare al futuro con speranza.
Diana e le Divinità Lunari
Nell’antica Roma, questo periodo era dedicato a Diana, dea della luna e della caccia, ma anche protettrice della natura e della fertilità. Si credeva che durante le notti del solstizio, Diana volasse attraverso i cieli alla guida di un corteo di donne, attraversando i campi per benedirli e renderli fertili per la stagione successiva.
I contadini lasciavano fuori dalle case offerte di cibo per la dea e il suo seguito: focacce, frutta secca, vino. In cambio, si aspettavano protezione per i raccolti, fertilità per i campi e gli animali, prosperità per la famiglia.
Questa figura di divinità femminile volante che attraversa i cieli notturni durante il periodo del solstizio è l’antenata diretta della nostra Befana.
Le Striges: Spiriti della Notte
Un altro filone che confluisce nella figura della Befana viene dalle Striges (dal latino “streghe”), figure mitologiche della tradizione romana. Erano spiriti notturni, spesso raffigurati come vecchie donne o uccelli rapaci, che volavano nella notte portando sia benedizioni che maledizioni.
Le Striges erano legate al concetto di purificazione e rinnovamento: rappresentavano il vecchio anno che doveva essere bruciato, distrutto, per far posto al nuovo. Non erano necessariamente malvagie, ma ambivalenti, portatrici di una saggezza antica e inquietante.
I Saturnali e le Feste di Gennaio
A Roma, i Saturnali (17-23 dicembre) celebravano il dio Saturno, divinità dell’agricoltura e dell’abbondanza. Durante queste feste, l’ordine sociale veniva temporaneamente sovvertito: gli schiavi diventavano padroni, i padroni servivano a tavola, ci si scambiavano doni (le “strenne”).
Subito dopo, tra fine dicembre e inizio gennaio, si celebravano le Calende di Gennaio, dedicate al dio Giano (da cui “gennaio”), divinità bifronte che guardava contemporaneamente al passato e al futuro. Anche in queste feste si scambiavano doni augurali, spesso dolci a base di miele e frutta secca.
Molti elementi di queste feste romane confluiranno nelle tradizioni natalizie e dell’Epifania.
La Cristianizzazione: L’Epifania
Il Significato Cristiano
Quando il cristianesimo divenne religione ufficiale dell’Impero Romano, la Chiesa si trovò di fronte a un problema: come gestire le profonde tradizioni pagane così radicate nella popolazione? La strategia fu quella della sovrapposizione: non distruggere le feste antiche, ma dare loro un nuovo significato cristiano.
Il 6 gennaio divenne la festa dell’Epifania (dal greco “epiphaneia”, manifestazione), che celebra la manifestazione di Gesù Cristo al mondo attraverso tre eventi (secondo la tradizione orientale):
- L’adorazione dei Re Magi, che riconobbero in Gesù il Messia
- Il battesimo di Gesù nel fiume Giordano
- Le nozze di Cana, primo miracolo pubblico di Gesù
Nella tradizione occidentale, l’Epifania si concentra principalmente sull’adorazione dei Magi, i tre saggi venuti dall’Oriente seguendo la stella cometa per portare doni al Re dei Re: oro, incenso e mirra.
I Re Magi e i Doni
La storia dei Re Magi (Melchiorre, Gaspare e Baldassarre secondo la tradizione apocrifa, anche se il Vangelo non specifica né i nomi né il numero) introduce il tema dei doni portati ai bambini. I Magi rappresentavano i sapienti, gli studiosi, coloro che cercavano la verità e, trovatala, le offrivano i loro tesori più preziosi.
Questo racconto evangelico si intreccia perfettamente con le antiche usanze romane dello scambio di doni durante le Calende di gennaio, fornendo una giustificazione cristiana a una pratica pagana ormai consolidata.
La Nascita della Befana: Fusione di Due Mondi
La Leggenda Cristiana della Befana
Una leggenda popolare medievale narra l’origine della Befana collegandola direttamente ai Re Magi. Si racconta che i tre saggi, durante il viaggio verso Betlemme, si fermarono alla casa di una vecchia per chiedere indicazioni. La invitarono a unirsi a loro per andare ad adorare il Bambino Gesù, ma la donna rifiutò perché aveva troppo da fare in casa.
Pentitasi subito dopo la sua decisione, preparò un cesto di dolci e uscì di casa per raggiungerli, ma non riuscì più a trovarli. Da allora, ogni anno nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, la vecchia vola di casa in casa lasciando doni a tutti i bambini, sperando che tra loro ci sia Gesù Bambino.
Questa leggenda, pur priva di fondamento teologico, ebbe enorme successo perché permetteva di cristianizzare la figura della vecchia dea pagana volante, trasformandola in una figura devozionale. La Befana diventava così una sorta di pellegrina eterna, una cercatrice della verità divina.
Il Nome: Da “Epifania” a “Befana”
Il nome “Befana” è una corruzione popolare della parola “Epifania”. Nel corso dei secoli, attraverso il dialetto e la tradizione orale, “Epifania” è diventata prima “Epiphania”, poi “Befanìa” o “Befanìa”, infine semplicemente “Befana”.
Questa trasformazione linguistica testimonia come la festa cristiana e la figura pagana si siano completamente fuse nella coscienza popolare, diventando un’unica entità.
L’Iconografia: La Vecchia sulla Scopa
L’immagine della Befana si è cristallizzata nel corso dei secoli: una vecchia donna, spesso brutta (naso adunco, mento sporgente, verruche), vestita di stracci rattoppati, con uno scialle scuro e un fazzoletto in testa. Vola attraverso i cieli a cavallo di una scopa, porta un sacco o un cesto pieno di doni ed entra nelle case calandosi dal camino.
Ogni elemento ha un significato:
La vecchiaia: rappresenta l’anno vecchio che se ne va, il tempo che passa, la saggezza antica
Gli abiti rattoppati: simboleggiano la povertà ma anche la capacità di arrangiarsi, il riciclo, la parsimonia contadina
La scopa: strumento di pulizia domestica che diventa mezzo magico di volo; simboleggia la purificazione necessaria prima del nuovo inizio
Il camino: via di comunicazione tra interno ed esterno, tra terra e cielo, passaggio tradizionale degli spiriti
Il sacco: contiene sia il bene (dolci, regali) che il male (carbone), dualità tipica delle figure di confine
Le Usanze Tradizionali
La Calza della Befana
L’usanza più diffusa in tutta Italia è quella della calza appesa al camino o alla finestra nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. I bambini vanno a dormire lasciando una calza vuota (tradizionalmente una vecchia calza di lana, oggi spesso calze decorate appositamente) che al mattino troveranno piena.
Per i bambini buoni: dolci, caramelle, cioccolatini, piccoli giocattoli, arance, mandarini, frutta secca
Per i bambini cattivi: carbone (oggi spesso carbone dolce, fatto di zucchero colorato, ma un tempo era carbone vero, messaggio pedagogico molto chiaro)
L’origine di questa usanza si ricollega a diversi filoni:
- Le offerte lasciate ai lari (spiriti protettori della casa) nella tradizione romana
- I doni dei Re Magi a Gesù Bambino
- Le strenne scambiate durante le Calende romane
- La credenza che la vecchia Diana/Befana attraversasse i campi e bisognasse lasciarle offerte
Il Falò della Vecchia
Una delle tradizioni più antiche e spettacolari legate all’Epifania è il falò della Befana, ancora vivo in molte regioni italiane con nomi diversi: “Brusa la vècia” (Veneto), “Giubiana” (Lombardia), “Panevin” (Friuli), “Fogarò” (Emilia-Romagna).
Come Funziona
Nei giorni precedenti l’Epifania, in molti paesi si costruisce un grande pupazzo che rappresenta la Befana o la “vecchia” (l’anno vecchio). Il pupazzo, fatto di paglia, stracci, legno, viene posto in cima a una catasta di legna, ramaglie, materiale combustibile.
La sera del 5 gennaio o la notte del 6, il falò viene acceso in un grande rito collettivo. Tutto il paese si raduna attorno al fuoco, che arde alto illuminando la notte. Mentre la vecchia brucia, si canta, si balla, si beve vino caldo o vin brulé, si mangiano dolci tradizionali.
Il Significato
Il falò della vecchia ha molteplici significati sovrapposti:
Purificazione: Il fuoco distrugge il vecchio, il male, le negatività accumulate durante l’anno. È una sorta di reset collettivo.
Fertilità: La cenere del falò viene spesso sparsa nei campi come fertilizzante e come rito propiziatorio per i raccolti futuri.
Divinazione: In molte tradizioni, si osserva il fumo del falò per trarre auspici sull’anno che verrà. Se il fumo va verso est, buoni raccolti; se va verso ovest, annata difficile.
Aggregazione sociale: Il falò è un momento di festa comunitaria, dove l’intero paese si ritrova, rafforzando i legami sociali prima dell’inverno profondo.
Varianti Regionali
Veneto – Brusa la Vècia: Diffusissima in tutto il Veneto, ogni paese ha il suo falò. A volte si bruciano più pupazzi contemporaneamente. Il rito è accompagnato dalla distribuzione di “pinza”, dolce veneziano a base di farina di mais.
Friuli – Panevin: Il nome significa “pane e vino”, gli alimenti che accompagnano il rito. I falò sono giganteschi, preparati con settimane di anticipo. Si bruciano anche i rami degli alberi di Natale.
Emilia-Romagna – Fogarò: Particolarmente spettacolare in Romagna, dove i falò raggiungono altezze impressionanti. Il rito è accompagnato da canti dialettali e bevute di sangiovese.
Toscana – Befanotti: In alcune zone si bruciano fantocci chiamati “befanotti” nei sagrati delle chiese dopo la messa dell’Epifania.
Lombardia – Giubiana: La Giubiana è una strega cattiva che viene bruciata l’ultimo giovedì di gennaio (non il 6 gennaio). È una variante lombarda della stessa tradizione.
I Canti e le Filastrocche
La tradizione orale ha tramandato innumerevoli filastrocche dedicate alla Befana, diverse in ogni regione ma con temi comuni.
La più famosa:
“La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col vestito alla romana: viva viva la Befana!”
Versione toscana:
“La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte il cappello alla romana: viva viva la Befana!”
Versione romana:
“Viene viene la Befana, vien dai monti a notte fonda. Com’è stanca! La circonda neve, gelo e tramontana!”
In alcune regioni, i bambini andavano (e in certi paesi vanno ancora) di casa in casa cantando canzoncine sulla Befana e ricevendo dolci, noci, mandarini, in uno scambio rituale che ricorda il moderno “dolcetto o scherzetto” di Halloween.
I Dolci della Befana
Ogni regione ha i suoi dolci tradizionali dell’Epifania:
Befanini (Toscana): Biscotti decorati a forma di Befana, Re Magi, stelle
Calze di zucchero: In Romagna si modellavano calze di zucchero duro colorato
Carbone dolce: Zucchero caramellato e colorato di nero per sembrare carbone
Cavallucci (Toscana): Biscotti speziati con anice, noci, canditi
Pinza veneta: Dolce a base di farina di mais, fichi secchi, uvetta
Befanotti toscani: Biscotti grandi decorati con glassa colorata
Pan di zenzero: Nelle regioni alpine, biscotti speziati a forma di Befana
La Befana nel Novecento: Tra Tradizione e Modernità
Il Fascismo e la Befana Fascista
Durante il ventennio fascista, il regime tentò di sostituire la tradizionale Befana con la “Befana fascista”, una manifestazione propagandistica in cui venivano distribuiti doni ai bambini poveri in nome del regime. L’intento era appropriarsi della popolarità della festa per fini politici.
Ogni 6 gennaio, nelle piazze italiane si organizzavano cerimonie dove gerarchi fascisti distribuivano pacchi dono, vestiti, scarpe ai bambini bisognosi, presentandosi come benefattori. La Befana veniva ritratta con simboli fascisti e si enfatizzava il tema della “maternità” della patria fascista.
Nonostante gli sforzi propagandistici, la Befana tradizionale sopravvisse nelle case, dimostrando quanto profondamente radicata fosse nella cultura popolare.
Il Dopoguerra e la Commercializzazione
Nel secondo dopoguerra, la Befana conobbe una rinascita, liberata dalla strumentalizzazione fascista. Gli anni del boom economico (anni ’50-’60) portarono una progressiva commercializzazione della festa: le calze fatte in casa con vecchie calze di lana furono sostituite da calze confezionate, colorate, piene di giocattoli industriali oltre che di dolci.
Contemporaneamente, iniziò la competizione con Babbo Natale, figura importata dalla cultura anglosassone che progressivamente conquistò spazio nell’immaginario infantile italiano. Se negli anni ’50 la Befana era ancora la principale portatrice di doni natalizi, dagli anni ’70 in poi Babbo Natale ha conquistato sempre più terreno, relegando la Befana al ruolo di “chiusura” delle feste.
La Befana Oggi
Oggi la Befana resiste come una delle poche feste popolari autenticamente italiane. Mentre Babbo Natale è un’importazione culturale, la Befana appartiene alla nostra tradizione millenaria. Sempre più famiglie stanno riscoprendo il valore di questa festa, tornando a preparare calze fatte in casa, a raccontare ai bambini le storie della vecchina, a partecipare ai falò nei paesi.
Molti comuni organizzano eventi dedicati: cortei storici, arrivi della Befana in piazza (spesso calata dal campanile o arrivata in elicottero, in un mix di tradizione e modernità), mercatini, spettacoli per bambini.
Celebrazioni Speciali in Italia
Urbania (Marche) – La Capitale della Befana
Urbania, in provincia di Pesaro-Urbino, si è autoproclamata “Capitale della Befana” e ogni anno, dal 2 al 6 gennaio, organizza una grande festa con:
- Arrivo della Befana dal campanile
- Casa della Befana visitabile
- Mercatini e spettacoli
- Concorso per la Befana più bella d’Italia
Migliaia di visitatori arrivano da tutta Italia per vivere questa atmosfera magica.
Venezia – La Regata delle Befane
A Venezia, il 6 gennaio si tiene la Regata delle Befane sul Canal Grande: vogatori vestiti da Befana gareggiano in una competizione colorata e divertente che attira migliaia di spettatori.
Roma – La Befana di Piazza Navona
Piazza Navona a Roma, dall’8 dicembre al 6 gennaio, ospita il mercatino della Befana, tradizione secolare. Bancarelle vendono giocattoli, dolciumi, calze, decorazioni. La piazza si riempie di bambini e famiglie in un’atmosfera festosa.
Il Significato Profondo: Perché la Befana Sopravvive
Dopo duemila anni di cristianesimo, commercializzazione, modernità, la Befana continua a volare nei nostri cieli. Perché?
Rappresenta il ciclo naturale: la vecchia che muore (bruciata nei falò o che se ne va dopo aver portato i doni) simboleggia la fine necessaria che precede ogni nuovo inizio. È il ricordo della nostra connessione con i ritmi della natura.
È autenticamente italiana: in un mondo globalizzato, la Befana è nostra, solo nostra. Non è un’importazione, non è standardizzata. È diversa in ogni regione, malleabile, adattabile.
Ha un volto umano: A differenza di Babbo Natale, figura idealizzata e perfetta, la Befana è umana: vecchia, brutta, povera, ma generosa. È la nonna archetipica, la saggia anziana, figura che in ogni cultura ha un ruolo importante.
Porta un messaggio pedagogico: Il dualismo dolci/carbone insegna la conseguenzialità delle azioni, il concetto di merito, senza essere troppo severo (tanto il carbone è diventato dolce!).
È festa di comunità: il falò, i canti, le tradizioni richiedono partecipazione collettiva. In un’epoca di individualismo, la Befana ci ricorda il valore dello stare insieme.
Conclusione: “L’Epifania Tutte le Feste Porta Via”
Il detto popolare recita così: “L’Epifania tutte le feste porta via”. Il 6 gennaio chiude il ciclo delle festività natalizie, si smontano gli alberi, si tolgono le decorazioni, si torna alla quotidianità.
Ma questa fine non è triste: è necessaria. Come la vecchia Befana che se ne vola via dopo aver distribuito i suoi doni, come il pupazzo di paglia che brucia nel falò liberando l’anno nuovo, anche noi dobbiamo saper chiudere un ciclo per aprirne un altro.
La Befana ci insegna che ogni fine è un inizio, che la vecchiaia porta saggezza, che la povertà (materiale) può accompagnarsi alla ricchezza (del cuore). Ci ricorda che le tradizioni non sono museali, ma vive, capaci di attraversare i millenni adattandosi senza perdere la loro essenza.
Così, ogni anno, la vecchina vola sui tetti con la sua scopa, entra dai camini, riempie le calze e continua il suo eterno pellegrinaggio cercando il Bambino divino in ogni bambino della Terra.
E noi, grandi e piccoli, continuiamo ad aspettarla.
Articolo pubblicato da Stiletricolore





