C’è un momento dell’anno in cui Venezia diventa ancora più magica, se possibile. Un momento in cui le calli si riempiono di maschere misteriose, i palazzi storici rivivono gli antichi fasti della Repubblica Serenissima, e la città intera si trasforma in un teatro a cielo aperto. Stiamo parlando di febbraio, il mese del Carnevale veneziano, uno degli eventi più affascinanti e iconici al mondo.
Venezia a febbraio non è semplicemente una destinazione di viaggio, ma un’esperienza che ti catapulta indietro di secoli, in un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà, dove il confine tra presente e passato si dissolve dietro una maschera dorata. Se stai cercando una meta per fine febbraio 2026, lasciati conquistare dalla città più unica al mondo, che proprio in questo periodo dell’anno offre il meglio di sé.
Il Carnevale di Venezia 2026: dal 31 gennaio al 17 febbraio
Quest’anno il Carnevale veneziano si svolgerà dal 31 gennaio al 17 febbraio 2026, con diciotto giorni di festeggiamenti che culmineranno nel Martedì Grasso. Il tema dell’edizione 2026 è “Olympus – Alle origini del gioco”, un omaggio all’anno olimpico che celebra le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026.
Questa tematica intreccia mitologia greca e tradizione veneziana in modo affascinante: immagina le calli trasformate in un Olimpo terrestre, dove le maschere classiche come la Bauta e il Medico della Peste si affiancano a figure mitologiche, divinità antiche che passeggiano tra i ponti e i canali. È un connubio perfetto tra l’antica gloria della Grecia e quella della Serenissima Repubblica.
I Tre Eventi Simbolo da Non Perdere
1. Il Corteo Acqueo. L’apertura ufficiale del Carnevale avviene con il suggestivo Corteo Acqueo sul Canal Grande. Decine di gondole decorate sfilano lungo il canale principale, con uomini e donne vestiti con costumi tradizionali lagunari che ricreano l’atmosfera del Settecento veneziano. È uno spettacolo che ti lascia senza fiato: le imbarcazioni scivolano sull’acqua, i rematori in livrea guidano con maestria, mentre la folla si accalca sui ponti e lungo le rive per assistere a questo rituale che si rinnova da secoli.
2. La Festa delle Marie. Questa tradizione sembra risalire addirittura al 943 ed è uno degli eventi più sentiti dai veneziani. Dodici ragazze veneziane, vestite con abiti sontuosi ispirati alla moda del passato, sfilano da San Pietro di Castello fino a Piazza San Marco, dove viene incoronata la più bella. Non è semplicemente un concorso di bellezza, ma la celebrazione della grazia e dell’eleganza veneziana, un momento che onora le giovani donne della città e la loro connessione con una storia millenaria.
3. Il Volo dell’Angelo. Forse l’evento più spettacolare e fotografato dell’intero Carnevale. Una ragazza (solitamente la vincitrice della Festa delle Marie dell’anno precedente) discende dal Campanile di San Marco fino alla piazza sottostante, sospesa nel vuoto, vestita con un costume elaborato e una maschera preziosa. La piazza si riempie di migliaia di persone con il naso all’insù, in un silenzio quasi religioso rotto solo dal battito dei cuori. Quando l’Angelo tocca terra, esplode un applauso fragoroso e la festa raggiunge il suo culmine.
Le Maschere Veneziane: Molto Più di Semplici Travestimenti
Le maschere sono l’anima del Carnevale veneziano. Non sono accessori casuali, ma vere e proprie opere d’arte cariche di storia e significato. Ogni maschera racconta una storia, rappresenta un ruolo sociale, nasconde e al tempo stesso rivela.
La Bauta
È la maschera veneziana per eccellenza, quella che tutti associamo al Carnevale della Serenissima. Si caratterizza per il volto bianco squadrato, il naso pronunciato e la bocca larga. Veniva indossata con un tricorno (cappello a tre punte) e una mantella nera chiamata “tabarro”. La particolarità della Bauta è che permetteva di mangiare e bere senza toglierla, grazie alla conformazione del mento. Era la maschera dell’anonimato per eccellenza: nobili e popolani la indossavano per mescolarsi liberamente, senza distinzioni di classe.
Il Medico della Peste
Con il suo lungo becco imbottito di erbe aromatiche (che si credeva proteggessero dall’infezione), gli occhi di vetro e il cappello nero, questa maschera ha un aspetto inquietante ma affascinante. Nasce nel XVII secolo, durante le terribili epidemie di peste che decimarono Venezia. I medici indossavano questi costumi come protezione mentre visitavano i malati. Oggi è diventata un’icona del Carnevale, simbolo di quella sottile linea tra vita e morte che Venezia ha sempre saputo rappresentare.
La Moretta
La “maschera muta” era riservata alle donne. Si trattava di un ovale di velluto nero che copriva il volto e veniva tenuto in posizione mordendo un bottone interno. Proprio per questo le donne non potevano parlare mentre la indossavano, da cui il nome. Era considerata estremamente seducente proprio per il mistero che creava.
Le Botteghe Artigiane
Se vuoi acquistare una maschera autentica, evita i negozi turistici e cerca le botteghe artigiane che ancora oggi creano maschere secondo le tecniche tradizionali. In quartieri come Dorsoduro o Cannaregio troverai maestri cartapestai che modellano ogni pezzo a mano, usando argilla, carta, colla e colori naturali. Questi artigiani portano avanti un’arte che rischia di scomparire, schiacciata dalla produzione industriale di souvenir di bassa qualità.
Storia di Venezia: La Città Costruita sull’Impossibile
Per capire veramente Venezia a febbraio e il suo Carnevale, bisogna conoscere la storia straordinaria di questa città. Venezia non dovrebbe esistere. È costruita su 118 isolette nella laguna, fondata da popolazioni in fuga dalle invasioni barbariche nel V-VI secolo d.C. Quei primi abitanti cercavano rifugio nelle acque paludose, luoghi inospitali che però offrivano protezione.
Ciò che nacque come un insieme di capanne di pescatori divenne, nel corso dei secoli, una delle potenze marittime e commerciali più importanti della storia. La Repubblica Serenissima di Venezia (così chiamata per la stabilità e la pace che riuscì a mantenere per secoli) dominò il Mediterraneo orientale, controllando rotte commerciali fondamentali tra Europa e Oriente.
L’Età d’Oro
Tra il XIII e il XVI secolo, Venezia visse il suo massimo splendore. I mercanti veneziani tornavano dall’Oriente carichi di spezie, sete, pietre preziose. La città accumulò ricchezze immense che vennero investite nell’arte, nell’architettura, nella cultura. È in questo periodo che nascono i palazzi meravigliosi che ancora oggi si affacciano sul Canal Grande, che vengono chiamati i più grandi artisti dell’epoca – Tiziano, Tintoretto, Veronese – che costruiscono chiese e edifici pubblici di straordinaria bellezza.
Il Carnevale stesso affonda le radici in questo periodo d’oro. Era il momento dell’anno in cui le rigide gerarchie sociali venivano temporaneamente sospese, in cui tutti – dal Doge al popolano – potevano mescolarsi sotto il velo dell’anonimato. Le maschere abolivano le differenze, creavano uno spazio di libertà altrimenti impensabile.
Il Declino e la Rinascita
Nel 1797, Napoleone pose fine alla millenaria Repubblica di Venezia. Seguirono decenni di dominazione straniera – prima francese, poi austriaca – fino all’annessione al Regno d’Italia nel 1866. La città conobbe un lungo periodo di declino, sia economico che demografico.
Ma Venezia, con quella resilienza che l’ha sempre caratterizzata, seppe reinventarsi. Da potenza commerciale divenne meta turistica, città d’arte, capitale culturale. Il Carnevale, che era stato abolito nel 1797, venne ufficialmente ripristinato solo nel 1979, e da allora è tornato a essere uno degli eventi più celebri al mondo.
Cosa visitare: I tesori della Serenissima
Venezia a febbraio offre il vantaggio di poter visitare i monumenti principali con meno folla rispetto all’estate (anche se durante il Carnevale la città si riempie comunque). Ecco i luoghi assolutamente imperdibili.
Piazza San Marco: Il Salotto d’Europa
Napoleone la definì “il salotto più bello d’Europa” e non è difficile capire perché. Questa piazza trapezoidale è circondata da capolavori architettonici: la Basilica di San Marco con le sue cupole bizantine e i mosaici dorati, il Campanile alto 99 metri (da cui si gode una vista mozzafiato su tutta la città), il Palazzo Ducale con le sue facciate gotiche, la Torre dell’Orologio con i Mori che battono le ore.
A febbraio, quando il Carnevale è nel pieno dei festeggiamenti, Piazza San Marco diventa un palcoscenico naturale. Qui si tengono concerti, spettacoli, performance. È il luogo dove convergono maschere da ogni parte del mondo, creando un caleidoscopio di colori e stili. I caffè storici – il Florian (aperto dal 1720!), il Quadri, il Lavena – offrono dehors riscaldati da cui assistere allo spettacolo sorseggiando un caffè o uno Spritz.
La Basilica di San Marco
Entrare nella Basilica di San Marco è un’esperienza quasi mistica. L’interno è completamente ricoperto di mosaici dorati – circa 8.000 metri quadri – che creano un’atmosfera luminosa e rarefatta. La luce che filtra dalle finestre si riflette sull’oro, creando giochi di luci e ombre che cambiano nell’arco della giornata.
La basilica fu costruita nell’828 per custodire le reliquie di San Marco Evangelista, trafugate da Alessandria d’Egitto da due mercanti veneziani. Il leone di San Marco divenne il simbolo della Repubblica, presente ovunque in città. All’interno della basilica si può ammirare la Pala d’Oro, una pala d’altare bizantina tempestata di pietre preziose, e salire sul museo per vedere da vicino i Cavalli di San Marco (copie; gli originali sono all’interno per proteggerli dall’inquinamento).
Palazzo Ducale
Questo palazzo gotico è stato per secoli il centro del potere veneziano. Qui risiedeva il Doge, qui si riunivano i vari consigli che governavano la Repubblica, qui si amministrava la giustizia. Il palazzo è un labirinto di sale affrescate, scaloni monumentali, prigioni oscure.
La visita permette di vedere la Scala d’Oro, le Sale Istituzionali con i dipinti di Tintoretto e Veronese, la Sala del Maggior Consiglio (una delle più grandi d’Europa, lunga 54 metri). E naturalmente il Ponte dei Sospiri, che collegava il palazzo alle prigioni. Contrariamente alla leggenda romantica, i “sospiri” non erano d’amore ma di disperazione: erano i lamenti dei prigionieri che, attraversando il ponte, vedevano per l’ultima volta la laguna prima di essere rinchiusi nelle celle.
Canal Grande: L’Autostrada d’Acqua
Lungo quasi 4 chilometri e largo dai 30 ai 70 metri, il Canal Grande è la via principale di Venezia. Un giro in vaporetto (le linee 1 e 2 lo percorrono interamente) è d’obbligo. Lungo le rive si affacciano oltre 170 palazzi, la maggior parte costruiti tra il XIII e il XVIII secolo.
Ammirerai Ca’ d’Oro, con la sua facciata gotica un tempo ricoperta d’oro; Ca’ Rezzonico, oggi museo del Settecento veneziano; Palazzo Grassi e Punta della Dogana, trasformati in spazi espositivi d’arte contemporanea; il Ponte di Rialto, il più antico e famoso dei quattro ponti che attraversano il canale.
Le Isole della Laguna
Murano è l’isola del vetro. Qui, dal XIII secolo, si concentra la produzione vetraria veneziana. Ancora oggi puoi visitare le fornaci e vedere i maestri vetrai al lavoro, plasmando la materia incandescente con gesti che si tramandano da generazioni. Il Museo del Vetro racconta questa storia millenaria attraverso pezzi straordinari.
Burano è un’esplosione di colori. Le case dei pescatori sono dipinte in tinte vivaci – rosa, azzurro, giallo, verde – creando uno scenario fiabesco. Qui la tradizione è il merletto, un’arte finissima che richiede pazienza infinita. Il Museo del Merletto conserva pezzi antichi di incredibile complessità.
Torcello è l’isola del silenzio. Un tempo fu una città fiorente, ma oggi conta meno di 20 abitanti. Resta la splendida Basilica di Santa Maria Assunta, con i suoi mosaici bizantini del XII secolo, testimone silenzioso della gloria passata.
Curiosità Veneziane: Quello Che Forse Non Sai
1. I Pozzi d’Acqua Dolce. Venezia è circondata dall’acqua salata della laguna. Come facevano gli abitanti ad avere acqua potabile? Con un ingegnoso sistema di pozzi che raccoglievano l’acqua piovana filtrandola attraverso strati di sabbia. In città ci sono ancora circa 600 vere da pozzo (le cornici in pietra), anche se non sono più in uso.
2. I Sestieri e la Numerazione Civica. Venezia è divisa in 6 sestieri (quartieri): San Marco, Castello, Cannaregio, Santa Croce, San Polo e Dorsoduro. La numerazione civica è unica: non si conta per via, ma ogni sestiere ha una sua numerazione progressiva che può arrivare fino a 6000! Orientarsi può essere complicato, ma perdersi a Venezia è parte del fascino.
3. Il Ghetto. La parola “ghetto” è nata a Venezia. Nel 1516, la Repubblica decise di confinare gli ebrei in un’area specifica: il Ghetto Novo (dal termine “geto”, fonderia, perché lì c’erano le fonderie). Fu il primo ghetto ebraico della storia. Oggi è un quartiere ricco di storia, con sinagoghe storiche e un museo che racconta questa vicenda.
4. L’Acqua Alta. Nei mesi invernali, compreso febbraio, Venezia può essere soggetta all’acqua alta, quando la marea eccezionalmente alta allaga alcune parti della città, soprattutto Piazza San Marco (che è il punto più basso). Non spaventarti: vengono installate passerelle sopraelevate, si vendono stivali di gomma ovunque, e i veneziani affrontano il fenomeno con filosofia. Anzi, vedere Venezia con l’acqua alta è un’esperienza unica, quasi surreale.
5. Le Gondole. Queste imbarcazioni nere e eleganti sono asimmetriche: il lato sinistro è più largo di 24 cm per compensare il peso del gondoliere che rema a destra. Ogni gondola è fatta a mano e richiede circa 500 ore di lavoro. Oggi in città ci sono circa 400 gondole e 400 gondolieri (fino agli anni ’50 erano migliaia). Un giro costa circa 80-100€ per 30-40 minuti, ma è un’esperienza che vale la pena fare almeno una volta.
Gastronomia: I Sapori di Venezia a febbraio
Venezia a febbraio significa anche scoprire i sapori tipici del Carnevale. La tradizione dolciaria veneziana si esprime al meglio in questo periodo.
Le Frittelle
Sono IL dolce del Carnevale veneziano. Piccole palline di pasta lievitata fritta, ripiene di crema pasticcera, zabaione o uvetta. Si vendono in pasticceria ma anche in chioschi temporanei che spuntano per le calli durante il Carnevale. La ricetta è antica e ogni famiglia veneziana ha le sue piccole varianti segrete.
I Galani
Sottili sfoglie di pasta dolce fritte e spolverate di zucchero a velo. Croccanti e leggere (si fa per dire!), sono chiamate anche “crostoli” o “chiacchiere” in altre regioni italiane, ma a Venezia hanno un nome tutto loro.
I Cicchetti e i Bacari
Se vuoi mangiare come un veneziano, devi andare per Bacari. Questi piccoli locali tradizionali servono cicchetti, l’equivalente veneziano delle tapas: polpette, baccalà mantecato, sarde in saor, crostini con varie guarnizioni. Si accompagnano con un’ombra (bicchiere di vino) o uno Spritz. È il modo più autentico di vivere Venezia, lontano dai ristoranti turistici.
Consigli pratici per Venezia a febbraio
Abbigliamento: Febbraio a Venezia può essere freddo e umido. Temperature medie tra 3°C e 10°C. Porta con te abbigliamento a strati, una giacca impermeabile, una sciarpa e guanti. Se partecipi al Carnevale in costume, considera che sotto il costume dovrai vestirti caldo!
Alloggio: Durante il Carnevale i prezzi degli hotel salgono vertiginosamente e tutto si riempie velocemente. Prenota con mesi di anticipo. In alternativa, considera di alloggiare a Mestre (sulla terraferma) o in altre città del Veneto come Padova o Treviso, ben collegate con treni regionali.
Trasporti: Venezia è interamente pedonale. Le uniche vie di trasporto sono i canali (vaporetti, water taxi) e le gambe. Compra un abbonamento ai vaporetti se pensi di usarli spesso. La città è piccola e si può girare interamente a piedi, ma preparati a camminare molto.
Evita le Trappole per Turisti: Non mangiare nei ristoranti di Piazza San Marco o vicino ai monumenti principali. Allontanati di poche calli e troverai posti autentici con prezzi onesti. Diffida dei menu fissi a prezzo stracciato. Chiedi sempre il prezzo prima di ordinare.
Conclusioni: Perché Venezia a febbraio è magia pura
C’è qualcosa di profondamente magico nel visitare Venezia a febbraio. La città è già di per sé fuori dal tempo, sospesa tra acqua e cielo, ma durante il Carnevale questa dimensione onirica si amplifica. Le maschere creano un’atmosfera di mistero, le luci invernali rendono tutto più suggestivo, l’aria fredda della laguna porta con sé profumi di frittelle e vin brûlé.
Camminare per le calli deserte al mattino presto, quando la nebbia si solleva dai canali e i primi raggi di sole illuminano le facciate dei palazzi. Perdersi volontariamente in quartieri lontani dal frastuono turistico, scoprire piccoli campielli dove il tempo sembra essersi fermato. Assistere al Volo dell’Angelo con migliaia di sconosciuti uniti dallo stesso stupore. Indossare una maschera e sentirsi parte di una storia che attraversa i secoli.
Venezia a febbraio non è solo una destinazione, è un viaggio nel tempo e nell’immaginazione. È la possibilità di vivere, anche solo per qualche giorno, in un mondo dove il confine tra realtà e fantasia si dissolve, dove ogni angolo nasconde una storia, dove la bellezza si manifesta in forme così perfette da sembrare impossibili.
Se stai cercando una meta per fine febbraio 2026, non cercare oltre. Venezia ti aspetta, con le sue maschere, i suoi canali, i suoi segreti. La Serenissima è pronta a sedurti, come ha sedotto viaggiatori di ogni epoca. E tu, sarai pronto a lasciarti incantare?
Articolo pubblicato da Stiletricolore





