Il Natale in Alto Adige tra Zelten, Canederli e Strudel è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Le case profumano di cannella e chiodi di garofano, le strade si illuminano di luci calde, i mercatini traboccano di artigianato e dolcezze. Ma è soprattutto a tavola che la magia del Natale altoatesino si manifesta in tutta la sua autenticità, attraverso piatti che affondano le radici in una tradizione secolare, dove la cultura tedesca e quella italiana si fondono creando un patrimonio gastronomico unico.
La cucina natalizia dell’Alto Adige riflette perfettamente l’anima di questa terra di confine: robusta, genuina, legata ai ritmi della natura e alle stagioni. I piatti natalizi non sono semplici ricette, ma rituali che si ripetono di generazione in generazione, momenti di condivisione familiare che trasformano il cibo in memoria e identità. Scopriamo insieme tre piatti iconici che non possono mancare sulle tavole altoatesine durante le festività natalizie.
Zelten: Il Pane delle Feste
Lo Zelten (o Zelten Tirolese) è molto più di un semplice pane dolce: è il simbolo stesso del Natale altoatesino. Questo pane ricco e speziato, denso di frutta secca e canditi, viene preparato nelle settimane che precedono il Natale e la sua preparazione è un vero e proprio rito familiare che coinvolge spesso più generazioni.
Storia e Tradizione
Le origini dello Zelten si perdono nella notte dei tempi. Il nome deriva probabilmente dal termine tedesco “selten” che significa “raro” o “speciale”, a sottolineare come questo pane fosse riservato alle occasioni più importanti dell’anno. In passato, quando gli ingredienti come la frutta secca, le spezie e il miele erano beni preziosi, lo Zelten rappresentava un lusso che le famiglie si concedevano solo durante il periodo natalizio.
La tradizione vuole che lo Zelten venga preparato nell’ultima domenica di Avvento e conservato avvolto in un panno di lino fino al giorno di Natale, quando viene tagliato e distribuito a tutti i membri della famiglia, compresi i lavoranti delle malghe e delle fattorie. Conservarne una fetta fino all’Epifania era considerato di buon augurio per l’anno nuovo.
Gli Ingredienti
Ogni famiglia altoatesina custodisce gelosamente la propria ricetta dello Zelten, tramandata di madre in figlia, con piccole variazioni che rendono ogni versione unica. Tuttavia, alcuni ingredienti sono irrinunciabili: fichi secchi, datteri, noci, mandorle, nocciole, uvetta, canditi (cedro e arancia), pinoli. Il tutto viene amalgamato in un impasto a base di farina di segale e frumento, arricchito con spezie come cannella, chiodi di garofano, anice stellato, noce moscata e un pizzico di cardamomo.
Il segreto sta nell’equilibrio: la frutta secca deve essere abbondante ma non sopraffare l’impasto, le spezie devono profumare senza essere invadenti. Alcuni aggiungono anche un bicchierino di grappa o rum per aromatizzare ulteriormente il composto, mentre altri preferiscono il succo di mele o di pere per mantenere il sapore più delicato.
La Preparazione
La preparazione dello Zelten richiede tempo e pazienza. La frutta secca viene fatta macerare per alcuni giorni in acqua tiepida o in un liquore, poi viene tritata grossolanamente. L’impasto deve riposare diverse ore, permettendo agli aromi di amalgamarsi perfettamente. La cottura avviene in forno a temperatura moderata per circa un’ora, e il pane deve poi raffreddarsi completamente prima di essere tagliato.
Lo Zelten si conserva benissimo per settimane, anzi, migliora con il passare dei giorni, diventando sempre più morbido e aromatico. Si serve tagliato a fette sottili, accompagnato da burro, marmellata di mirtilli rossi o semplicemente così com’è, magari con un bicchiere di vin brulé o di sidro di mele caldo.
Canederli in brodo: il comfort food natalizio
Se lo Zelten è il dolce simbolo del Natale, i canederli in brodo (Knödel in tedesco) rappresentano il cuore salato della cucina altoatesina festiva. Questi gnocchi di pane, consistenti e saporiti, serviti in un brodo fumante e profumato, sono il piatto della vigilia per molte famiglie altoatesine, un comfort food che scalda il corpo e l’anima nelle fredde serate di dicembre.
Le Origini
I canederli nascono dalla necessità di non sprecare nulla, tipica della cultura contadina alpina. Il pane raffermo veniva recuperato e trasformato in un piatto nutriente e sostanzioso. Nel tempo, questa preparazione povera si è evoluta e nobilitata, diventando un piatto che può essere semplice o ricco a seconda degli ingredienti utilizzati.
Durante il periodo natalizio, i canederli assumono un significato particolare. La loro preparazione nella sera della vigilia è un momento di raccoglimento familiare, dove le mani esperte delle nonne insegnano alle giovani generazioni i gesti antichi e i segreti per ottenere canederli perfetti: morbidi dentro, compatti fuori, che non si sfaldano nel brodo.
Le Varianti Natalizie
Esistono innumerevoli varianti di canederli, ma quelle più tipiche del periodo natalizio sono i canederli di pane con speck, i canederli alle erbe aromatiche e i canederli di fegato. Per la vigilia di Natale, molte famiglie preparano i canederli “magri”, senza carne, seguendo la tradizione del digiuno della vigilia.
Gli ingredienti base sono sempre gli stessi: pane raffermo tagliato a dadini, latte, uova, farina. A questi si aggiunge il ripieno scelto: speck tritato finemente, erbe fresche come prezzemolo e erba cipollina, oppure fegato per i canederli più ricchi. La cipolla soffrìtta è un elemento fondamentale che dona sapore e aiuta a legare l’impasto.
Il Brodo Perfetto
Un aspetto fondamentale, spesso sottovalutato, è il brodo in cui i canederli vengono serviti. Durante le feste, il brodo viene preparato con particolare cura, usando ossa di manzo, verdure fresche (carote, sedano, cipolla, porro), erbe aromatiche e spezie. La cottura lenta per ore permette di ottenere un brodo limpido, dorato e intensamente profumato che esalta i canederli senza sovrastarli.
Servire i canederli in brodo fumante è un gesto di accoglienza e calore. Spesso vengono accompagnati da un cucchiaio di erba cipollina fresca tritata che dona una nota di freschezza e colore al piatto. Nelle case più tradizionali, prima di servire si fa il segno della croce sul piatto, in segno di benedizione e gratitudine.
Strudel di Mele: Il Dolce dell’Avvento
Chiudiamo questo viaggio gastronomico con il dolce per eccellenza della tradizione altoatesina: lo strudel di mele (Apfelstrudel). Anche se oggi è disponibile tutto l’anno, lo strudel raggiunge il suo apice durante il periodo natalizio, quando il profumo di mele, cannella e uvetta si spande dalle cucine e dalle pasticcerie, mescolandosi ai profumi dei mercatini di Natale.
Un Dolce con Storia
Lo strudel ha origini che si intrecciano tra il mondo austro-ungarico e quello ottomano. La tecnica della pasta sfoglia tirata sottilissima arriva probabilmente dalla baklava turca, ma è nel territorio dell’impero asburgico che questa preparazione si è perfezionata e identificata. In Alto Adige, lo strudel è diventato parte integrante dell’identità gastronomica locale, con ricette che si tramandano gelosamente di generazione in generazione.
Durante l’Avvento, la preparazione dello strudel diventa un rito collettivo. Le donne della famiglia si riuniscono in cucina per preparare insieme questo dolce, condividendo segreti e tecniche. La pasta sfoglia viene tirata a mano sul tavolo coperto da un tovagliolo di lino bianco, fino a diventare così sottile da poter leggere attraverso. È un’arte che richiede esperienza, pazienza e delicatezza.
Gli Ingredienti della Tradizione
Lo strudel altoatesino tradizionale utilizza mele Renetta o Golden Delicious locali, che vengono tagliate a fettine sottili e mescolate con zucchero, uvetta ammollata nel rum, pinoli, pangrattato tostato nel burro e, naturalmente, cannella. Alcuni aggiungono anche scorza di limone grattugiata per una nota di freschezza.
La pasta sfoglia viene preparata con farina, acqua tiepida, olio (o burro fuso) e un pizzico di sale. L’impasto deve riposare almeno mezz’ora prima di essere tirato. Il segreto per una sfoglia perfetta sta nella temperatura degli ingredienti e nella pazienza nel tirare la pasta senza strapparla.
La Preparazione Rituale
Tirare la sfoglia è il momento più delicato e affascinante della preparazione. L’impasto viene steso su un grande tovagliolo infarinato e poi tirato delicatamente con le mani, lavorando dal centro verso l’esterno, fino a ottenere un velo sottilissimo. Una volta stesa la pasta, si distribuisce il ripieno lasciando liberi i bordi, si spennella con burro fuso e si arrotola aiutandosi con il tovagliolo.
Lo strudel viene poi adagiato in una teglia imburrata, spennellato ancora con burro fuso e infornato fino a doratura. Durante la cottura, la casa si riempie di un profumo inebriante che annuncia il Natale meglio di qualsiasi decorazione.
Come Si Serve
Lo strudel di mele si serve tiepido, tagliato a fette generose e spolverato con zucchero a velo. La tradizione vuole che sia accompagnato da panna montata fresca o da una pallina di gelato alla vaniglia. Nei masi di montagna, viene spesso servito con una salsa alla vaniglia calda o con zabaione.
Durante le feste, lo strudel viene offerto agli ospiti con una tazza di tè speziato o di caffè d’orzo. È il dolce dell’accoglienza, quello che si prepara quando arrivano parenti e amici, il simbolo della generosità e del calore domestico che caratterizza il Natale altoatesino.
La Tavola di Natale: Un Insieme di Tradizioni
Questi tre piatti non sono isolati, ma fanno parte di un più ampio rituale gastronomico che accompagna le festività. La vigilia di Natale, molte famiglie altoatesine seguono ancora la tradizione del pasto “magro” con i canederli in brodo seguiti da pesce (spesso trota di fiume) e verdure. Il giorno di Natale porta in tavola arrosti di selvaggina o di maiale, accompagnati da crauti e patate.
Lo Zelten accompagna tutta la stagione dell’Avvento e viene servito anche durante i pomeriggi con gli ospiti, insieme ai tipici biscotti natalizi (Lebkuchen, Vanillekipferl, Zimtsterne). Lo strudel chiude i pasti festivi o viene gustato durante il pomeriggio con la famiglia riunita davanti al camino.
Conclusione
La cucina natalizia altoatesina è testimonianza vivente di una cultura che ha saputo conservare le proprie tradizioni pur evolvendo con i tempi. Questi tre piatti – lo Zelten, i canederli in brodo e lo strudel di mele – rappresentano molto più che semplici ricette: sono veicoli di memoria, strumenti di trasmissione culturale, momenti di condivisione che tengono unite le famiglie e le comunità.
Prepararli significa compiere un viaggio nel tempo, ripetere gesti antichi, onorare la sapienza delle generazioni passate. Gustarli significa assaporare non solo sapori autentici, ma anche storie, fatiche, gioie e speranze di un popolo che ha fatto della propria terra aspra e bellissima una casa accogliente.
Se avrete l’occasione di trascorrere il Natale in Alto Adige, o semplicemente di assaggiare questi piatti, ricordate che state partecipando a una tradizione secolare, a un rito che si rinnova ogni anno portando con sé il calore e la magia del Natale alpino.
Frohe Weihnachten e Buon Natale dall’Alto Adige!
Articolo pubblicato da Stiletricolore





