tre vini rossi corposi del sud

Tre Giganti Rossi del Sud Italia: Un Viaggio tra Potenza e Tradizione

Il Sud Italia custodisce tesori enologici che raccontano storie millenarie, terre assolate e caratteri indomabili. Quando si parla di vini rossi corposi, il Meridione italiano offre autentici giganti capaci di tenere testa ai più importanti rossi internazionali, portando in calice l’anima ardente e generosa di queste terre. Oggi vi porto alla scoperta di tre straordinari vini rossi che incarnano perfettamente la potenza e l’eleganza del Sud: l’Aglianico del Vulture, il Primitivo di Manduria e il Nero d’Avola.

Aglianico del Vulture: Il Barolo del Sud

Nelle terre vulcaniche della Basilicata, tra i comuni che circondano il Monte Vulture, nasce quello che molti definiscono il “Barolo del Sud”. L’Aglianico del Vulture è un vino che non conosce mezze misure: strutturato, tannico, longevo, capace di evoluzioni straordinarie in bottiglia.

L’Aglianico è un vitigno antico, probabilmente portato in Italia dai greci nel VII secolo a.C. Il suo nome deriva dall’italianizzazione della parola “ellenico”, un chiaro riferimento alle sue origini elleniche. Ma è sul Vulture che questo vitigno ha trovato la sua massima espressione, grazie ai terreni vulcanici ricchi di minerali, all’altitudine dei vigneti (tra i 400 e i 700 metri) e all’escursione termica che caratterizza queste zone.

Il vino si presenta con un colore rosso rubino intenso, che con l’invecchiamento evolve verso tonalità granate. Al naso è un tripudio di complessità: frutti rossi scuri come ciliegia e prugna, note speziate di pepe nero e liquirizia, sfumature balsamiche e, con l’età, eleganti sentori terziari di tabacco, cuoio e sottobosco. In bocca è dove l’Aglianico del Vulture mostra tutta la sua grandezza: corpo pieno, tannini potenti ma nobili, acidità vibrante che garantisce freschezza e longevità. È un vino che chiede pazienza, che va aspettato, ma che ripaga con evoluzioni straordinarie.

Gli abbinamenti perfetti: l’Aglianico del Vulture è il compagno ideale per carni rosse di grande struttura. Una costata di manzo alla griglia, magari di Podolica lucana, trova in questo vino il partner perfetto. Eccellente anche con brasati di cinghiale, stracotti, arrosti di agnello e selvaggina da pelo. La sua tannicità lo rende straordinario con formaggi stagionati come il Pecorino di Filiano DOP. Per chi ama osare, provate un abbinamento con la lucanica, la tipica salsiccia lucana piccante: il vino bilancia perfettamente le spezie.

Primitivo di Manduria: Sole Liquido di Puglia

Dalla Puglia arriva un vino che è pura espressione del sole del Sud: il Primitivo di Manduria. Questo vino nasce nella zona tra Taranto e Brindisi, in quella che viene chiamata la “zona d’elezione” del Primitivo, dove il vitigno raggiunge la sua massima concentrazione ed espressione aromatica.

Il Primitivo deve il suo nome alla precocità di maturazione (è uno dei primi vitigni a maturare in Italia), ma non lasciatevi ingannare da questo nome apparentemente semplice: stiamo parlando di un vino di grande complessità e personalità. Il legame genetico con lo Zinfandel californiano è ormai accertato, ma il Primitivo di Manduria ha caratteristiche uniche legate al terroir pugliese.

I terreni rossi ferrosi, il clima caldo e ventilato, la vicinanza al mare Ionio e la sapienza dei viticoltori locali danno vita a un vino dal colore rosso rubino molto intenso, quasi impenetrabile. Al naso esplode in un bouquet esuberante: confettura di frutti rossi e neri, prugne mature, amarena sotto spirito, note di cioccolato fondente, vaniglia e spezie dolci quando affina in legno. In bocca è caldo, avvolgente, morbido, con una tannicità rotonda e un finale lungo e persistente. L’alcolicità è generosa (spesso supera i 14 gradi), ma nei migliori esempi è perfettamente integrata.

Gli abbinamenti perfetti: il Primitivo di Manduria chiede piatti strutturati e saporiti. È magnifico con carni alla brace, dalla classica bombetta pugliesa (involtino di carne ripieno) alle costolette di agnello. Eccellente con brasati, spezzatini ricchi, polpette al sugo e ragù di carne. La sua morbidezza lo rende adatto anche a carni con salse dolci o agrodolci. Provate l’abbinamento con la carne alla pignata, la tipica preparazione lucana e pugliese cotta in pentola di terracotta, o con una ricca lasagna al forno. Sorprendente anche con formaggi semistagionati piccanti come il canestrato pugliese. Per gli amanti del barbecue, è il vino perfetto per accompagnare costine glassate o pulled pork.

Nero d’Avola: L’Orgoglio di Sicilia

Dalla Sicilia arriva il principe dei vitigni a bacca rossa dell’isola: il Nero d’Avola. Originario della zona di Avola, nel Siracusano, questo vitigno si è diffuso in tutta la Sicilia, dando vita a vini di straordinaria personalità che hanno conquistato i mercati internazionali.

Il Nero d’Avola è un vitigno dal carattere forte, perfettamente adattato al clima caldo e asciutto della Sicilia. Le diverse zone di produzione danno vita a vini con caratteristiche differenti: più strutturati e tannici nella Sicilia orientale, più morbidi e fruttati nella zona occidentale. Ma in tutti i casi, stiamo parlando di vini di grande corpo e intensità.

Il colore è rosso rubino molto intenso, quasi violaceo nei vini giovani. Al naso offre un bouquet complesso: frutti neri maturi come mora e mirtillo, prugna secca, note speziate di pepe nero e chiodi di garofano, sfumature mediterranee di erbe aromatiche. Nei vini più evoluti si sviluppano note di tabacco, cacao e liquirizia. In bocca è corposo, caldo, con tannini presenti ma setosi, buona acidità che dona freschezza e un finale lungo e persistente con note sapide.

Gli abbinamenti perfetti: il Nero d’Avola è estremamente versatile negli abbinamenti. Eccelle con carni rosse alla griglia o arrosto, dal classico rollò (involtini di carne siciliani) alle braciole alla messinese. È perfetto con carni in umido, stufati, ragù di carne e pasta al forno. La sua struttura lo rende ideale per accompagnare la caponata di melanzane con carne, il falsomagro siciliano (rotolo di carne ripieno) o le polpette al sugo. Straordinario con formaggi siciliani stagionati come il Ragusano DOP o il Pecorino Siciliano. La sua sapidità lo rende adatto anche ad abbinamenti più audaci con piatti di tonno rosso alla griglia o pesce spada alla ghiotta.

Conservazione e Servizio

Questi tre giganti rossi meritano attenzione anche nel servizio. Vanno conservati in posizione orizzontale, al riparo dalla luce e con temperatura costante intorno ai 14-16 °C. Prima di servirli, l’ideale è stappare la bottiglia almeno un’ora prima, permettendo al vino di ossigenarsi. Per i vini più giovani e tannici, come l’Aglianico del Vulture, può essere utile l’uso del decanter.

La temperatura di servizio ideale è tra i 16 e i 18 °C: troppo freddi perderebbero complessità aromatica, troppo caldi l’alcol diventerebbe invadente. Utilizzate calici ampi, tipo Bordeaux, che permettano al vino di esprimere al meglio i suoi aromi.

Conclusione

Questi tre vini rappresentano l’eccellenza enologica del Sud Italia, tre espressioni diverse ma ugualmente affascinanti della capacità di queste terre di produrre grandi rossi. L’Aglianico del Vulture con la sua aristocratica austerità, il Primitivo di Manduria con la sua generosa esuberanza, il Nero d’Avola con la sua versatile mediterraneità: tre giganti che meritano un posto d’onore in ogni cantina e sulla tavola di chi ama i vini corposi e caratteriali.

La prossima volta che vorrete accompagnare una bella bistecca, un brasato o un arrosto, ricordatevi di questi tesori del Sud. Non solo renderanno il vostro pasto indimenticabile, ma vi porteranno in un viaggio attraverso secoli di storia, tradizione e passione vinicola. Il Sud Italia ha molto da raccontare, e questi vini sono narratori straordinari delle loro terre d’origine.

Salute e buon vino a tutti!

Articolo pubblicato da Stiletricolore

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